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Zio Paperone e le miniere di re Salomone
Copertina Zio Paperone n 114
Informazioni generali
Nome originale:The Mines of King Solomon
Codice Inducks:W US 19-02
Sceneggiatura:Carl Barks
Disegni:Carl Barks
Prima uscita:settembre 1957
Prima uscita italiana:1958
La storia
Personaggi principali:Paperon de' Paperoni

Paperino

Qui Quo Qua

El Jackal

Numero pagine:27
Lingua originale:Inglese
Casa editrice:Dell Comics


"Chissà! Forse proprio qui, sotto di noi, c'è una città sepolta! Una città nella quale le carovane di re Salomone sostavano con i loro carichi d'oro!"
Paperone sorvolando il deserto del Sinai.
"Oro e gioielli! Uao! Anche re Salomone possedeva qualcosa di grosso!"
Paperone dopo la scoperta dell'esistenza del tesoro di Salomone

Zio Paperone e le miniere di re Salomone è una storia a fumetti di 27 pagine scritta e disegnata da Carl Barks e pubblicata per la prima volta nel numero 19 della rivista Uncle Scrooge, nel settembre 1957. Fa parte della Top 100 storie secondo la graduatoria Inducks, alla posizione n°78.

TramaModifica

Ci troviamo a Paperopoli, precisamente nel Deposito, in cui Paperone è intento a preparare i biglietti per sé ed i suoi nipoti per aiutarlo ad ispezionare le sue innumerevoli proprietà in giro per il mondo, un'ottima occasione per i piccoli Qui Quo Qua per allenarsi al richiamo degli animali con uno speciale fischietto del corso di scienze forestali delle Giovani Marmotte.

La scena si sposta prima nelle miniere di rame dell'Arizona, poi in Bolivia, India e Alaska fino a fermarsi in Svezia, in cui la vetreria di Paperone sta andando in fallimento per via della mancanza di una sabbia speciale proveniente da una cava vicina al Mar Rosso e gestita da due fratelli arabi, così il ricco magnate decide di recarcisi di ritorno dai suoi giacimenti petroliferi in Iraq per controllare la situazione.

Giunti sul villaggio in cui veniva spedita la sabbia nella vetreria, dopo aver chiesto notizie Paperone scopre che i due fratelli arabi se ne sono andati imbarcando dei carichi di sabbia, da cui un testimone afferma di averne visto cadere fuori dei diamanti; colpito dal pensiero che scavando si fossero casualmente imbattuti in un antico e ricco nascondiglio, Paperone noleggia un'auto con tanto d'autista per recarsi alla cava, trovandola però ostruita da una frana; in questo modo i paperi sono costretti a proseguire a piedi, imbattendosi poco dopo in un'antica iscrizione incisa sulla roccia e dopo averla tradotta grazie al manuale delle Giovani Marmotte scoprono che è il luogo contrassegnato da Pinjab, il capitano delle carovane del re Salomone, in cui è passato con quaranta cammelli carichi d'oro e gioielli.

Per superare più in fretta la collina Qui Quo Qua chiamano dei cammelli con i loro fischietti speciali, purtroppo per loro gli unici presenti in zona sono quelli dei predoni comandati dal beduino El Jackal, che in questo modo vengono condotti dritti dai paperi. El Jackal capisce al volo che anche Paperone è alla ricerca dell'antico tesoro ed ordina di catturarlo, ma fortunatamente Qui Quo Qua trovano subito un sistema per far imbizzarrire i cammelli mettendoli in fuga, riuscendo così a raggiungere la cava senza altri incidenti.

Durante l'ispezione alla cava, Paperone ed i nipotini trovano uno dei sacchi di sabbia che venivano spediti alla vetreria con all'interno dei frammenti di antichi mattoni così, per individuare più facilmente il punto del sottosuolo da cui proveniva la sabbia, Qui Quo Qua richiamano i pipistrelli che fuoriescono a centinaia dalla base di un'altura: arrivati alla base dell'altura trovano una piccola caverna con un anello di ferro appeso a un gancio, che serve per nascondere l'entrata di un tempio.

Una volta entrati in una stretta galleria, i paperi si ritrovano proprio nelle miniere di re Salomone in tutto il loro leggendario spettacolo: festoni di diamanti pendenti dalla volta della grotta, urne piene di rubini, opali e giade, venature di turchese larghe come marciapiedi sul pavimento, pepite d'oro grosse come uova di gallina nelle fenditure delle rocce e gioielli meno pregiati accumulati in angoli a parte.

Nonostante le insistenze dei nipotini di cancellare le loro tracce all'esterno del tempio, Paperone decide di trascorrere la notte lì per continuare a divertirsi con tutte quelle ricchezze in attesa di prendere accordi col governo per proseguire gli scavi; la mattina dopo le impronte sono ancora chiaramente visibili invece di essere cancellate dal vento come aveva pronosticato Paperone, il quale in preda al panico ordina ai nipoti di coprire l'ingresso della miniera mentre lui tenta di arrivare Al Cairo ma è troppo tardi perchè El Jackal ed il resto dei predoni sono già sulle loro tracce. Essi catturano Paperone mentre Qua corre dentro a chiedere aiuto a Paperino ed ai suoi fratelli, ma si perdono nelle gallerie dal momento che un'improvvisa fuga dei pipistrelli dalla caverna, richiamati per sbaglio da Qua nel tentativo di far imbizzarrire di nuovo i cammelli, ha spento tutte le torce.

Proprio quando tutto sembra ormai perduto per Paperone, i banditi trovano il gigantesco tagliando di viaggio per quasi tutti i paesi del mondo e, nonostante le proteste del loro capo, dopo essersi distribuiti i biglietti si allontanano per raggiungere le loro località preferite dimenticandosi così del nascondiglio dei diamanti, il cui contenuto avrebbero comunque usato per viaggiare.

Ormai solo, anche El Jackal si defila con una parte del biglietto e Paperone, intuendo che i suoi ragazzi si sono persi nei meandri delle gallerie, usa il fischietto delle Giovani Marmotte per attirarli fuori ma oltre a loro richiama migliaia di animali a chilometri di distanza e, per sfuggire al loro assalto, anche i paperi sono costretti ad afferrare un pezzo di biglietto a testa e scappare in direzioni diverse.

La storia si conclude con Paperone di ritorno al suo ufficio che, stanco e provato, riceve i messaggi dei suoi nipoti finiti nelle più incredibili parti del mondo, a cui deve pagare il ritorno a casa.


CuriositàModifica

A rendere popolare la leggenda delle miniere del re Salomone è stato il romanzo dello scrittore inglese Henry Rider Haggard Le miniere di re Salomone nel 1885 e quando, il 15 febbraio 1957, Carl Barks conclude la sua storia, ha potuto accedere anche alla versione filmica del libro di Haggard uscita nei cinema statunitensi il 24 novembre 1950 e interpretata da Stewart Granger e Deborah Kerr.

L'apparizione di El Jackal "Lo sciacallo" è stata riciclata da un'inquadratura presente nella storia Paperino e la clessidra magica; inoltre l'assalto degli animali ricorda un po' la carica degli elefanti in Paperino nell'Africa più nera e quella dei dinosauri in Paperino e la valle proibita.

Gli autori italiani che si sono ispirati alle miniere di re Salomone sono Carlo Chendi e Luciano Bottaro con Le miniere di re... Paperone nel 1954 e Guido Martina con Zio Paperone e le miniere della regina di Saba nel 1983.


RistampeModifica

Attualmente in Italia la storia è stata ristampata nelle seguenti pubblicazioni:

NoteModifica

Pagina della storia sul sito Induck.org [1]

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