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Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale
Pietra

Prima pagina

Informazioni generali
Nome originale:The Fabulous Philosopher's Stone
Codice Inducks:W US 10-02
Sceneggiatura:Carl Barks
Disegni:Carl Barks
Prima uscita:Giugno 1955, Uncle $crooge 10
Prima uscita italiana:23 ottobre 1955, Albi d'oro 42
La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:24
Lingua originale:Inglese
Casa editrice:Dell


"La pietra filosofale! L'ho trovata! [...] L'oggetto più prezioso di tutti i tempi!"
Zio Paperone al ritrovamento della pietra filosofale.

Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale (in originale The Fabulous Philopher's Stone) è una storia scritta e disegnata da Carl Barks, pubblicata per la prima volta nel giugno del 1955 su Uncle $crooge numero 10. Quando la storia venne ristampata 21 anni dopo sulla stessa collana, venne mostrata la dicitura "ristampata a grande richiesta"[1]. La storia è al 85° posto nella classifica delle 100 migliori storie Disney secondo il sito INDUCKS[2]

TramaModifica

Nella storia dell'alchimia, molti alchimisti hanno tentato, in vano, di realizzare la leggendaria pietra filosofale. Poi un giorno, uno di loro è riuscito nell'impresa, trascrivendola in un manoscritto. 

Tale manoscritto diversi secoli dopo finisce nelle mani di Paperon de' Paperoni, che scopre grazie ad un altro libro dov'è stata avvistata la pietra filosofale per l'ultima volta più di otto secoli fa. Il multimiliardario  si reca ordunque con Paperino e Qui, Quo e Qua  in un castello della Foresta Nera, dove un cavaliere della crociate tornato dalla Palestina che portava un'armatura in oro massiccio offrì in in cambio di una stanza una curiosa pietra gialla...

Arrivati a destinazione, con lente d'ingrandimento in mano i paperi cercano nel castello la qualsiasi minima traccia d'oro. Le loro fatiche vengono ricompensate, infatti in una delle stanze del castello trovano un tavolo con sopra della polvere d'oro. Controllando la stanza, Zio Paperone trova dietro una delle sue pareti una nicchia che cela non la pietra filosofale, ma un vecchio documento scritto in latino.

Dopo la lettura, Paperone scoppia in lacrime: lo studioso che viveva nella stanza decise di portare la pietra filosofale al cospetto dell'imperatore[3], a Roma. Persa ogni sperenza, sembra che Paperone abbia deciso d'abbandonare l'impresa, ma ecco entrare nel castello un piccolo tipetto barbuto che esplora con la lente d'ingrandimento il castello. Capendo che anche lui cerca la pietra filosofale, il multimiliardario decide di partire per la Città Eterna.

Sulla costa ligure, i paperi si fermano in una biblioteca di un piccolo porto di mare per controllare se il misterioso studioso non fosse passato da quelle parti. Effettivamente, lo studioso passò da quelle parti nel 1110, mai dei pirati saraceni l'assalirono e gli rubarono la pietra. Alla vista del tipetto barbuto, Paperone ritrova l'energia per recarsi in Sicilia.

Arrivati in Sicilia, i paperi si recano nella grotta nascondiglio dei pirati saraceni. Su una delle pareti della grotta Zio Paperone trova delle scritte in arabo: il testo recita che i pirati partirono per Damasco per mostrare la pietra filosofale al loro califfo. All'uscita della grotta, i paperi incontrano nuovamente il misterioso ometto barbuto. I paperi si rescano a Damasco e in seguito a Bagdad, ma dei pirati non vi è traccia. Ultimo tentativo è Creta, dove nel passato molti viaggiatori sostavano, compresi i pirati.

Anche lì i risultati sembrano essere meno di zero e anche l'ometto barbuto sembra aver perso qualsiasi speranza.Tuttavia, consultando il Manuale delle Giovani Marmotte, Qui, Quo, Qua scoprono una notizia esplosiva: Creta era il quartiere generale dei pirati saraceni, dove costruirono una città nella caverna del Labirinto. Malgrado un'inziale reticenza degli zii, i nipotini riescono a convicere Zio Paperone alla storia del Labirinto.

Dopo aver decifrato degli ideogrammi sulle pareti delle rovine, che indicano la posizione del labirinto, i paperi di notte tolgono le macerie che lo nascondono. Davanti a loro si apre una grotta enorme, con diversi cunicoli che non si sa dove portano. Malgrado la paura d'incontrare il Minotauro, che si rivela essere una statua (ma sufficientemente spaventosa a spaventare Paperino e Paperone), i paperi trovano la porta d'accesso  al covo dei pirati. I paperi entrano in una sala piena zeppa di ricchezze, ma, a detta dello zione "mangime per i polli", in confronto alle ricchezze ottenute con la pietra filosofale. 

Manca però l'obiettivo di tutta la ricerca, la pietra filosofale. Uno dei nipotini nota una curiosa pietra ovale e la pone alla Zione, ma lui la considera un'inutile maceria. Gettandola per errore sulla lanterna, essa si trasforma in oro. Capendo che quella è la pietra filosofale, tornato all'albergo il multimiliardario trasforma tutto quel che gli capita sotto mano, compresa la vasca da bagno!

Nella reception dell'albergo l'ometto barbuto, che non è riuscito a decifare gli ideogrammi delle rovine e ha gettato la spugna, s'interroga se Paperon de' Paperoni è riuscito nell'impresa. Un cameriere, che è uscito dalla stanza dei paperi, passa davanti a lui. Il servizio della prima colazione è diventato d'oro! Inoltre, Zio Paperone scende dalla sua stanza: i bottoni della sua palandrana si sono trasformati in oro e la tasca della sua palandrana è stranamente rigonfia... Capendo che il multimiliardario ha trovato la pietra filosofale, l'ometto cerca d'avvicinarsi a lui, ma Qui, Quo e Qua lo bloccano prima che egli possa parlargli.

Slegato in uno sgabuzzino dell'albergo, l'ometto confessa la sua identità ai nipotini: Monsieur Materasso, del Consiglio Internazionale della Valuta. Materasso rivela ai nipotini che il suo ufficio si è imbattuto nella ricerca della pietra filosofale poco dopo Paperone. Incaricato di ritrovarla per evitare che il suo uso incontrollato distrugga il valore dell'oro nel mondo, M. Materasso rivela inoltre ai nipotini che la reazione nucleare della pietra rischia di trasformare in oro lo Zione se la maneggerà troppo a lungo!

In una corsa contro il tempo, i nipotini e Materasso cercano qualsiasi posto dove vi sia sufficente metallo per essere trasformato in oro dal multimiliardario. Tuttavia, né nelle fonderie, né al mercato delle ferramenta e neanche nella fabbrica delle lattine non vi è la minima traccia di Paperone. Riflettendo un pochino, i nipotini capiscono che lo Zione si è recato al deposito dei rottami, l'unico posto dove può ottenere una gran quantità di metallo senza sborsare un centesimo. 

Nel frattempo Paperino e Paperone sono realmente al deposito dei rottami, dove il multimiliardario sta trasformando tutti gli oggetti metallici in oro, ma qualcosa di strano gli sta accadendo... I suoi occhi stanno stranamente virando al colore giallo e le sue articolazioni s'irrigidiscono sempre di più. Paperino consiglia lo zio di tornare all'albergo, ma egli non l'ascolta e dichiara di voler trasformare tutto in oro.

Fortunatamente entrano in scena Qui, Quo, Qua, che bloccano lo zione prima che sia troppo tardi. Zio Paperone è così costretto a rinunciare alla pietra filosofale e agli oggetti trasformati in oro, ottenendo, a detta di M. Materasso, soltanto "un sano colore naturale". I paperi ritornano in patria, con uno Zione che pensa a quanto avrebbe potuto vendere la sua barba trasformata in oro.

AnalisiModifica

Barks utilizza in questa storia un elemento che non gli è del tutto nuovo: infatti utilizza nella sua storia non uno, ma bensi due elementi leggendari, ossia la pietra filosofale e il mito del minotauro. Come sempre, il Maestro dell'Oregon "sgonfia" il mito del minotauro per dargli una spiegazione ben più razionale e realistica, infatti il "mostruoso" minotauro si dimostra essere una terrificante statua.

Riutilizzo di Don RosaModifica

Se Carl Barks non riutilizzerà più il personaggio di Monsieur Materasso e né tantomeno la pietra filosofale in alcuna sua storia, sarà Don Rosa a riutilizzarli in due delle sue storie, ossia in Zio Paperone e la corona dei re crociati ed in Una lettera da casa.

Nella prima storia la pietra filosofale fa un semplice cameo nell'uffico del Consiglio Internazionale della Valuta (abbreviato in C.I.V), dove Paperone l'osserva in maniera nostalgica. Nella seconda storia la pietra ha un ruolo più importante, è infatti grazie ad essa che il capo di Monsieur Materasso, Monsieur Molay, trasforma in oro le serrature del castello de' Paperoni per entrarvi senza doverle forzare. La pietra si rivela di nuovo utile nella storia quando Paperino la lancia  contro la pistola di Molay puntata sulla sorella di Paperone, Matilda. La pistola, trasformata in oro, è fin troppo soffice per poter sparare un proiettile, impedendo che colpisca Matilda.

Inoltre Don Rosa dona un nome di battesimo a Monsieur Materasso, Maurice. Infine l'autore del Kentucky rivela che il C.I.V non è altro che la Banca dei Templari, di cui Monsieur Molay è il Gran Maestro del Consiglio. 

PubblicazioniModifica

La storia è stata pubblicata numerose volte in Italia, l'ultima nel 2014.

  • Albi d'oro 55042 (1955)
  • Albi della Rosa / Albi di Topolino 272 (1960)
  • Super Almanacco Paperino 3 (1977)
  • Paperino d'oro 3 (1979)
  • Complete Carl Barks 15 (1980)
  • Paperino di Barks collezione ANAF 21 (1986)
  • Zio Paperone 4 (1988)
  • Zio Paperone 120 (1999)
  • Zio Paperone (ristampa) 4 (2001)
  • La grande dinastia dei paperi 10 (2008)
  • Raccolta Zio Paperone 2
  • Raccolta Zio Paperone 18
  • Uack! 4 (2014)

La storia è stata inoltre pubblicata in molti altri paesi (Australia, Brasile, Cile, Colombia, Danimarca, Egitto, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Jugoslavia, Messico, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia).

CuriositàModifica

  • Il nome originale di Monsieur Materasso, Monsieur Mattressface, significa letteralmente in italiano "Signor Faccia di Materasso". Carl Barks potrebbe essersi riferito al crine, un tipo d'imbottitura per i materassi ancora in uso all'epoca in cui scrisse la storia, che ricorda la folta barba del personaggio francese[4].

NoteModifica

  1. Secondo La grande dinastia dei paperi, albo numero 10
  2. [1] Classifica Inducks
  3. [2] Si potrebbe trattare di Enrico V di Franconia, quarto e ultimo imperatore del Sacro Romano Impero della dinastia salica.
  4. Informazione tratta da La grande dinastia dei paperi, albo numero 10
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