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Zio Paperone e il piffero variabile
Pifferovariabile
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 844-A
Sceneggiatura:Rodolfo Cimino
Disegni:Giorgio Cavazzano
Inchiostri:Giorgio Cavazzano
Prima uscita:30 gennaio 1972, Topolino n° 844
La storia
Personaggi principali:


Numero pagine:39
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Zio Paperone e il piffero variabile è una storia scritta da Rodolfo Cimino, disegnata e inchiostrata da Giorgio Cavazzano, pubblicata per la prima volta in Italia il 30 gennaio 1972 su Topolino 844.

Trama

Qui, Quo, Qua chiedono un prestito allo zio Paperone: intendono dare un'occhiata alla bottega del comune amico rigattiere Tobia, che intende liquidare l'attività. Lo Zione, in un insolito moto di generosità, accetta e accompagna lui stesso i nipotini nel negozio. Qui si lascia convincere da Tobia, per motivi sentimentali, a comprare un vecchio grammofono con un disco (a quanto pare inciso dalla voce di Doretta Doremì), e anche una vecchia pergamena che rivela un segreto sempre in tema musicale.

Tempo dopo Paperone riesce finalmente a decifrare la pergamena, in cui si parla di un leggendario "piffero variabile", la cui musica avrebbe il potere di realizzare i desideri di chi l'ascolta. Con stupore di Paperino, per il momento il ricco papero soprassiede alla ricerca del piffero; tuttavia, coinvolge ugualmente i nipoti in un viaggio avventuroso per salvaguardare i propri affari: i cinque devono scoprire il mistero dell'improvviso inaridimento di un terreno paludoso, usato da Paperone per un redditizio allevamento di rane.

I paperi partono a bordo di uno stranissimo mezzo anfibio che ricorda da più punti di vista una rana, e una volta raggiunto il posto, notano che l'acqua della palude è risucchiata da un canale che termina all'interno di una grotta. Paperone è deciso a scoprire il mistero e dirige il mezzo anfibio lungo il canale, finché una cascata non fa precipitare i paperi nella loro rana meccanica in una valle interna abitata da uno strano popolo. I nostri amici vengono interrogati da un giudice locale, che chiede loro se sono propensi al pianto o al riso: Paperino e Qui, Quo, Qua affermano di essere di natura allegra e vengono subito imprigionati, mentre Paperone, che evidentemente ha notato il comportamento degli indigeni, mostra di essere triste e piagnucoloso, e in virtù di ciò resta libero sia pure sotto sorveglianza.

Durante il soggiorno forzato nello strano paese, Paperone nota che un vecchio indigeno non piange continuamente come i suoi connazionali, e insospettito da questo comportamento decide di interrogarlo per vederci più chiaro. Il vecchio si lascia convincere a raccontare la storia del suo popolo: un tempo il paese era felice, grazie anche alle virtù soprannaturali di uno strumento musicale (lo stesso piffero di cui parlava la pergamena di Tobia), finché un indovino non predisse al monarca dell'epoca che quando tutti gli abitanti del luogo avessero riso insieme la dinastia sarebbe stata deposta. Da allora, il riso era diventato fuorilegge nella piccola comunità e tutti, volenti o nolenti, erano costretti a mostrare di piangere e disperarsi continuamente: e negli anni questa imposizione aveva talmente condizionato la volontà dei locali che nessuno aveva più la forza o la presenza di spirito di ribellarsi. Pur non avendo in grande simpatia Paperone, che giudica a ragione troppo avido, il vecchio finisce per rivelargli il luogo dove dovrebbe essere nascosto il piffero, pensando che ritrovarlo significherebbe comunque la salvezza del suo popolo.

Con uno stratagemma (strappandosi una piuma e usandola per fare il solletico al guardiano della prigione, riesce a farlo ridere e quindi a farlo catturare dalla polizia locale) Paperone riesce a comunicare con i nipoti, fornendo loro delle armi e l'opportunità di uscire dalle celle di lì a poco. Una volta liberati Paperino e Qui, Quo, Qua, i cinque si mettono alla ricerca del leggendario piffero, e lo scoprono in una grotta nascosta dietro la cascata. Il piffero, suonato da Paperone con la musica fornita dal vecchio saggio, rende improvvisamente gli indigeni di buon umore, ma anche volitivi e combattivi: come previsto dalla profezia, il monarca tiranno viene deposto e il paese sembra avviato a un periodo di prosperità. Il problema a questo punto è un altro: Paperone, da sempre abituato a far coincidere i suoi desideri con la ricchezza, dopo aver suonato il magico strumento ne ha subito talmente l'influsso che è letteralmente diventato d'oro.

Paperino e i nipotini riescono a lasciare il paese grazie a un mezzo volante di invenzione locale, e riportano a Paperopoli il malcapitato zio trasformato in oro. Qui è Tobia che propone una soluzione: Paperone potrà tornare alla condizione normale se viene a contatto con eventi totalmente opposti alla sua maniera di pensare. In presenza della statua d'oro, Paperino e Tobia cominciano a parlare di investimenti assurdi e potenzialmente deleteri per il patrimonio del magnate, ed effettivamente Paperone torna al suo stato normale.

Analisi

Zio Paperone e il piffero variabile contiene molti elementi ricorrenti della produzione di Rodolfo Cimino: l'oggetto magico o comunque dotato di qualità soprannaturali (e altrettanto comune nelle sceneggiature ciminiane è una notevole approssimazione nella definizione dei rapporti causa-effetto degli eventi, affidata a spiegazioni involute e quasi incomprensibili), il contatto con lo strano popolo e con il vecchio saggio (che ha un corrispondente, più familiare, nella figura paperopolese di Tobia), i grotteschi mezzi di trasporto (ben due: l'anfibio a forma di rana e anche la macchina per volare sorprendentemente progettata dallo sconosciuto popolo, che per il resto appare tecnologicamente primitivo), l'avidità di Paperone punita rispetto alla dimensione morale superiore degli altri personaggi. In virtù di queste caratteristiche "classiche" e verosimilmente grazie anche ai dinamici disegni di Cavazzano, la storia gode di un buon successo presso gli appassionati (al 499° posto su 38.395 storie nella classifica di gradimento INDUCKS nel gennaio 2020).

Curiosità

  • Si tratta dell'unica storia sceneggiata da Cimino in cui viene citata (ma non raffigurata) Doretta Doremì.
  • A parte la suddetta citazione della Stella del Polo, nella storia non compare nessun personaggio femminile (anche dello strano popolo con cui vengono a contatto i paperi si raffigurano solo rappresentanti maschi).

Pubblicazioni

La storia è stata edita sette volte in Italia:

Inoltre, è stata tradotta e pubblicata in altri otto paesi, tutti europei (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Norvegia, Olanda e Svezia).

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