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Zio Paperone e il diritto di successione
Diritto di successione
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 510-A
Sceneggiatura:Rodolfo Cimino
Disegni:Romano Scarpa
Inchiostri:Giorgio Cavazzano
Prima uscita:4 luglio 1965

Topolino 501

La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:26
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Zio Paperone e il diritto di successione è una storia scritta da Rodolfo Cimino e disegnata da Romano Scarpa, pubblicata per la prima volta in Italia il 4 luglio 1965 su Topolino 501.

TramaModifica

Paperino, per una volta assistito dalla fortuna, risulta vincitore della lotteria di Paperopoli. Appresa la notizia, Paperon de' Paperoni corre a casa del nipote per convincerlo a investire la vincita in azioni P.d.P.: ma Paperino non ci pensa nemmeno e preferisce spendere il denaro per un lungo viaggio di piacere insieme a Qui, Quo, Qua. I quattro si recano quindi a Napoli per alcuni giorni.

Nella città partenopea Paperino e nipoti fanno la conoscenza di un bizzarro archeologo, che afferma di aver individuato una villa romana sepolta da un'eruzione del Vesuvio. Paperino si offre di finanziare i lavori di scavo, pur sapendo che con questa decisione darà fondo alla sua vincita. Sfortunatamente, le mosse del papero sono spiate da due malviventi locali, che vedendo la sua momentanea disponibilità di denaro credono di aver a che fare con Paperon de' Paperoni, e non tardano ad avvisare i loro complici d'oltreoceano, i Bassotti, della possibile esistenza di un tesoro sepolto.

I criminali, precipitatisi in Italia, intervengono mentre i paperi e l'archeologo stanno effettuando lo scavo: ma, più rozzi e ignoranti dello studioso, non riescono ad evitare le trappole predisposte secoli prima dal proprietario della villa e rimangono prigionieri.

La polizia italiana arresta i malviventi e lo scavo viene portato a termine: si scopre un cofano pieno di antiche monete d'oro, otto delle quali vengono consegnate a Paperino a titolo di ringraziamento per aver finanziato la ricerca. Una volta a Paperopoli, le monete destano l'invidia di Paperone, che riesce a documentarsi sulla loro storia: erano appartenute a un mercante scozzese chiamato Mac Paperus, antenato di Paperone stesso, a cui erano state confiscate da un funzionario romano, che le aveva portate con sé nella sua villa vesuviana.

Paperone cerca di far valere un presunto "diritto di successione" come pretesto per impadronirsi di tutto il tesoro: ma ricerche più precise mostrano che Mac Paperus era un contrabbandiere, e che il suo oro era stato confiscato legalmente. Anzi, proprio in nome della sua discendenza Paperone dovrebbe pagare un'enorme pena pecuniaria per saldare il debito con la giustizia del suo antenato...

I nipotini riescono a ricostruire un evento per cui il reato di contrabbando sarebbe stato condonato, e Paperone riesce a sfuggire alla sanzione: ciò non gli impedisce di rimanere deluso e di sfogare la sua ira in interminabili liti con Paperino.

CuriositàModifica

  • Benché la storia sia in gran parte ambientata a Napoli e sul Vesuvio, il personaggio di Amelia non compare affatto.
  • Nella seconda vignetta della prima tavola Paperino appare nella sua casa intento a farsi il caffè con una caffettiera napoletana (il modello da capovolgere durante la preparazione del caffè), di uso molto comune in Italia negli anni '60, ma quasi completamente sconosciuta in altri paesi e quindi da supporre inverosimile anche a Paperopoli.
Caffettiera

Paperino con la caffettiera napoletana.

PubblicazioniModifica

La storia è stata edita sette volte in Italia:

Inoltre è stata tradotta e pubblicata in Cile, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Norvegia, Olanda, Polonia e Svezia.

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