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Zio Paperone e "L'avaro" di Molière
It sap 064b 001
Informazioni generali
Codice Inducks:I SAP 64-A
Sceneggiatura:Alessandro Bencivenni
Disegni:Sandro Del Conte
Prima uscita:1 ottobre 1985

Super Almanacco Paperino 64 (seconda serie)

La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:24
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Zio Paperone e "L'avaro" di Molière è una storia del 1985, parodia della commedia L'avaro di Molière. La storia è stata scritta da Alessandro Bencivenni e disegnata da Sandro Del Conte.

TramaModifica

Durante una lite al Club dei Miliardari, Rockerduck insulta Paperone chiamandolo Arpagone; il papero più ricco del mondo non capisce il significato dell'epiteto e il suo rivale ha buon gioco per farlo apparire come ignorante, e quindi indegno della carica di presidente, agli altri soci del club.

Quando Paperone riferisce la disavventura ai nipoti, Qui, Quo, Qua gli spiegano che Arpagone è un personaggio di Molière, creato dal commediografo proprio come rappresentazione dell'avarizia. Il ricco papero allora ricorda di avere nella sua biblioteca un manoscritto seicentesco che racconta la storia di un suo antenato francese, a cui lo stesso Molière si sarebbe ispirato per scrivere e mettere in scena L'avaro. I paperi si accingono alla lettura del manoscritto, da cui risulta la seguente vicenda:

Nella Francia del Seicento, Arpagone Paperone (Paperon de' Paperoni) era un ricchissimo e avarissimo affarista, specializzato nel commercio delle patate, ancora poco conosciute in Europa. Aveva in casa con lui tre nipoti cugini fra loro, Paperino, Paperina e Gastone, sosia e omonimi dei personaggi moderni: Paperino svolgeva le mansioni più umili, Gastone lavorava come segretario e Paperina, corteggiata da entrambi i cugini, aspettava di sposarsi benché lo zio non intendesse darle un soldo di dote.

L'unico interesse di Arpagone, infatti, era accumulare più denaro possibile ed evitare qualunque spesa. In una cassapanca il vecchio avaro custodiva 10.000 scudi d'oro, ma temendo i furti e non fidandosi neppure dei nipoti, voleva far credere a tutti che il mobile fosse vuoto.

Una banda di criminali simili ai Bassotti pensò di organizzare un colpo ai danni di Arpagonee a tale scopo finsero di voler aiutare Paperino a trasportare dei sacchi di patate dal porto alla casa dello zio. Entrati nell'abitazione, i ladri misero fuori combattimento l'ingenuo Paperino e, scassinata la cassapanca piena di scudi, la portarono con sé intenzionati a fuggire via mare, trattenendo anche Paperina come ostaggio.

Poco dopo sopraggiunsero Arpagone e Gastone: quest'ultimo, per mettersi in buona luce con il disperato zio, cercò di dare la colpa del furto a Paperino, che si ritrovò per alcuni giorni in prigione. Tuttavia grazie all'intervento di tre nipotini (Qui, Quo, Qua) Paperino fu discolpato, i Bassotti vennero fermati durante la fuga, Paperina fu liberata e la cassa ritornò a riva. Durante una successiva lite con Gastone, tuttavia, il tesoro finì in mare: Paperino fu costretto dall'avaro zio a tuffarsi per recuperare uno dopo l'altro tutti i diecimila scudi; solo al termine dell'operazione gli sarebbe stata concessa la mano di Paperina.

Terminato il racconto, Paperone torna al Club dei Miliardari e spiega pubblicamente non solo di conoscere la storia di Arpagone, ma anche che un antenato di Rockerduck aveva assicurato contro il furto lo stesso Arpagone, senza che quest'ultimo fosse riuscito a farsi risarcire: quindi il papero con la bombetta è costretto a saldare il debito con Paperone. Inoltre il multimiliardario si riscatta dalla precedente brutta figura organizzando una rappresentazione della commedia di Molière con i parenti, riservandosi naturalmente la parte di Arpagone.

CommentoModifica

Zio Paperone e "L'avaro" di Molière è una parodia breve e piuttosto semplice, che si regge sull'identificazione, ampiamente scontata, di uno degli avari più famosi della letteratura mondiale con il personaggio di Paperone. La trama si limita a replicare con scarsa originalità alcuni motivi ampiamente ricorrenti dell'universo dei paperi (lo sfruttamento di Paperone nei confronti dei parenti, i litigi di Paperino e Gastone per l'amore di Paperina, il comportamento più ingenuo del primo e più subdolo del secondo, il furto con inganno operato dai Bassotti, la risoluzione finale ottenuta grazie alla furbizia dei nipotini ecc.)

Differenze con l'opera originaleModifica

A parte la raffigurazione di un avaro a tutto tondo e il motivo del tesoro nascosto, i punti di contatto fra L'avaro di Molière e la parodia Disney non sono moltissimi. Fra le differenze più evidenti si possono notare le seguenti:

  • la parodia si svolge in Francia, ma non a Parigi come la commedia, bensì in una imprecisata città di mare;
  • secondo Molière Arpagone è vedovo con due figli, Elisa e Cleante, mentre Arpagone Paperone non ha figli[1] e, come spesso nell'universo Disney, i rapporti familiari si limitano a quelli fra zii e nipoti e fra cugini;
  • l'Arpagone originale ha comiche ambizioni matrimoniali, infatti vorrebbe sposare la giovane Mariana, in realtà innamorata di suo figlio Cleante; niente di tutto ciò nella parodia, in cui Arpagone Paperone è interessato solo al denaro;
  • nella commedia Arpagone ha nascosto i suoi soldi seppellendoli in giardino, mentre il papero li tiene in una cassapanca chiusa a chiave;
  • nella parodia viene introdotto il tema del commercio delle patate, del tutto assente nella commedia (anche perché le patate, benché non del tutto sconosciute, non erano ancora usate nell'alimentazione quotidiana ai tempi di Molière).

PubblicazioniModifica

La storia è stata edita sei volte in Italia:

  • Super Almanacco Paperino (seconda serie) 64 (1985)
  • Paperino Mese 130 (1991)
  • I Classici della Letteratura 30 - Zio Paperone e "L'avaro" di Moliere (2006)
  • I Classici della Letteratura (2a edizione) 17 - Zio Paperone e "L'avaro" di Moliere (2013)
  • Virtù e difetti a fumetti 3 - Paperone come me (2015)
  • Raccolta Paperino Mese / Paperino 10 (2015)

inoltre è stata tradotta e pubblicata in Brasile, in Francia e in Spagna.

NoteModifica

  1. Anche se teoricamente dovrebbe averne o averne avuti, dato che Paperon de' Paperoni è suo discendente diretto.