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Paperino mercante di Venezia
Mercantedivenezia
Informazioni generali
Codice Inducks:I AT 302-B
Sceneggiatura:Staff di IF
Disegni:Bargadà Studio
Prima uscita:febbraio 1982, Almanacco Topolino n° 302
La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:19
Lingua originale:italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Paperino mercante di Venezia è una storia del 1982, parodia del dramma di William Shakespeare Il mercante di Venezia. La storia non è accreditabile ad autori singoli: infatti è stata scritta in Italia dallo Staff di IF e disegnata dallo studio spagnolo Francisco Bargadà Studio.

Trama

Qui, Quo, Qua chiedono a Paperino di portarli a una mostra sulle Repubbliche Marinare allestita al Museo di Paperopoli, pensando che la visita possa risparmiare loro un po' dei normali compiti di storia. Paperino inizialmente non ne vuol sapere, ma quando si presenta Paperone a reclamare un credito, per evitare il confronto con lo zio porta immediatamente i nipotini al museo.

Fra i cimeli esposti alla mostra i paperi ne notano uno molto particolare, un vaso di Murano contenente delle piume di papero. Paperino chiede a due studiosi di cosa si tratta, ma questi rispondono con alterigia e comunque senza soddisfare la sua curiosità. Fortunatamente è lo stesso guardiano del museo, un certo Papereto, di origini veneziane, a poter spiegare a Paperino e a Qui, Quo, Qua la vicenda del vaso e delle piume, avendola sentita lui stesso a Venezia, dove la storia si tramanda di generazione in generazione.

Alla fine del Settecento, nella città lagunare vivevano due gemelli entrambi dal pessimo carattere, tali Arlecchin Paperin e Arlecchin Gaston. I due erano identici, tranne che per un parrucchino che Gaston portava sempre e che lo rendeva simile al moderno Gastone; inoltre, erano sempre in difficoltà economiche e perennemente in lite fra loro; solo occasionalmente erano disposti a fare pace per gli interventi della bella Colombina Paperina, di cui erano entrambi innamorati e che esigeva che i due andassero d'accordo, minacciandoli in caso contrario di non rivolgere più la parola a nessuno dei due.

Durante una di queste tregue forzate, Paperin e Gaston si recarono a un caffè dove sentirono che il ricchissimo usuraio genovese Paperon era a Venezia, e entrambi pensarono di chiedergli un prestito per rimpinguare le loro modeste finanze. Allo stesso caffè, videro un vecchio papero che esigeva che la sua bevanda fosse allungata il più possibile per risparmiare, e, per una volta d'accordo, lo presero in giro affermando che era così avaro da farsi spiumare la coda pur di non pagare qualcosa.

Il vecchio papero, che purtroppo per i gemelli era proprio il genovese Paperon, si infuriò reclamando soddisfazione per essere stato offeso. Proprio in quel momento passava di lì il Doge, che decise di amministrare la giustizia a modo suo: l'usuraio avrebbe dovuto prestare cinquecento zecchini sia a Paperin che a Gaston, e qualora i due non li avessero restituiti con gli interessi entro tre mesi, i gemelli avrebbero dovuto farsi strappare le piume della coda. Il doge intendeva punire così il cattivo comportamento dei due veneziani, ma anche la proverbiale avarizia dell'usuraio.

Tutti rimasero insoddisfatti, Paperon per dover concedere un grosso prestito senza garanzia di avere in cambio che delle piume, Paperin e Gaston per la minaccia di essere spiumati se non avessero fatto fruttare il loro prestito. Gaston, convinto di avere in ogni caso la fortuna dalla sua, non si pose il problema di investire il denaro e si limitò a spenderlo offrendo passeggiate in gondola a Colombina Paperina. Paperin, con l'aiuto dei suoi tre nipotini, decise invece di impiantare un'attività di sartoria specializzata in costumi di Carnevale, sapendo che la festa sarebbe iniziata di lì a poco.

Purtroppo, malgrado i saggi consigli dei nipotini, Paperin produsse solo costumi da Arlecchino, che alla fine del Settecento erano passati di moda, e la merce rimase quasi tutta invenduta fino alla scadenza del termine. Tuttavia, proprio il Doge decise di comprarsi uno di questi costumi, ritenendolo originale proprio perché non più usato. Lo sciocco Gaston, quando vide il primo cittadino vestito da Arlecchino, lo prese in giro per la sua tenuta antiquata: e quando il Doge si tolse la maschera dal viso, lo condannò a pagare cinquecento zecchini per vilipendio alla somma autorità della Repubblica.

Allo scadere dei tre mesi, Paperin e Gaston si presentarono in giudizio entrambi privi del denaro da restituire a Paperon. Lo spiumaggio sembrava inevitabile, quando i nipotini di Paperin introdussero l'avvocato Pico de Paperis per perorare la causa del loro zio preferito: stando al legale, Paperin, pur senza saperlo, aveva venduto tutti i suoi costumi da Arlecchino, improvvisamente tornati di moda perché uno era stato scelto dal Doge, e quindi poteva saldare il suo debito con Paperon. Neanche a dirlo, il vecchio genovese si impossessò subito del denaro dovuto, ma ci rimetteva comunque gli zecchini prestati a Gaston, che dal canto suo doveva essere spiumato.

Sempre confidando nella sua fortuna, Gaston fuggì per Venezia inseguito dalle guardie, e si buttò in un canale perdendo così il parrucchino e rendendosi così indistinguibile da suo fratello. Come il papero sperava, gli sbirri presero Paperin pensando che fosse lui il debitore insolvente, ed eseguirono su di lui la crudele sentenza. Le piume, destinate a rimanere come monito nei confronti sia dell'insolenza dei due gemelli sia dell'avarizia dell'usuraio, furono chiuse in un vaso di cristallo di Murano e poi conservate a Venezia, salvo periodiche esposizioni nelle mostre di tutto il mondo.

Di ritorno dalla mostra, a Paperino rimane una sgradevole sensazione che lo spinge a controllare continuamente l'integrità della sua coda; e poco dopo, pur di non rimanere in debito con lo zio Paperone, accetta quasi di buon grado uno dei pesanti lavori che lo zio esige come risarcimento.

Analisi

La parodia disneyana del Mercante di Venezia di Shakespeare, forse non fra le più fortunate del genere, si inserisce nel filone delle storie situate nel Settecento veneziano[1], in cui talvolta la gradevolezza dell'ambientazione sembra in parte supplire alla semplicità della trama e alla prevedibilità dei personaggi. Risulta comunque indovinato il motivo dello "spiumaggio", versione edulcorata ma perfettamente adeguata all'Universo dei paperi della crudele sentenza sulla "libbra di carne" imposta nel dramma originale.

Non poche, comunque, le differenze rispetto al dramma di Shakespeare. Fra queste:

  • L'ambientazione storica, come detto, è spostata dal Cinquecento alla fine del Settecento (quindi a circa due secoli dopo l'epoca in cui visse lo stesso Shakespeare!)
  • Nessuno dei personaggi Disney porta il nome delle figure del dramma originale (Antonio, Bassanio, Porzia, Shylock): si usano semplicemente i consueti nomi dei protagonisti dell'universo disneyano del presente, con qualche concessione alla commedia dell'arte (Arlecchino, Colombina).
  • Il motivo legato alle tensioni fra cristiani ed ebrei - che in un'epoca dominata dal "politicamente corretto" come la attuale comporta spesso pesanti riserve, nonché limitazioni alla rappresentazione scenica, alla stessa opera di Shakespeare - è comprensibilmente del tutto rimosso dalla parodia Disney, e l'avarissimo usuraio da ebreo diventa genovese (sfruttandosi così in realtà un altro stereotipo, benché meno tabuizzato, di quello antisemita).
  • Se l'Antonio e il Bassanio del dramma sono grandi amici, tanto da sacrificarsi spontaneamente l'uno per l'altro, i protagonisti Disney interpretati da Paperino e Gastone, neanche a dirlo, si detestano.
  • Il mercante di Venezia di Shakespeare è un armatore navale, mentre la sua controparte con le fattezze di Paperino è un imprenditore tessile.
  • Nella parodia, l'avvocato che perora la causa di Arlecchin Paperin è sosia e omonimo di Pico de Paperis, mentre nel dramma originale si tratta di Porzia che, travestita da uomo, sfrutta la cultura e la sua abilità dialettica per salvare l'amico; in effetti, peraltro, il motivo della donna travestita da uomo sarebbe potuto essere sfruttato ragionevolmente anche nella parodia con il coinvolgimento della Colombina Paperina della storia, che svolge un ruolo analogo a quello di Porzia.
  • Alcuni personaggi minori del Mercante di Venezia (fra cui la figlia di Shylock Jessica, il suo amante Lorenzo, la coppia di amici di Bassanio Graziano e Nerissa) non trovano nessuna corrispondenza nella parodia Disney.

Pubblicazioni

La storia è stata edita sei volte in Italia:

  • Almanacco Topolino 302 (1982)
  • Paperino Mese 87 (1987)
  • I Classici della Letteratura 29 - L'importanza di chiamarsi Papernesto (2006)
  • I Classici della Letteratura (2a edizione) 39 - L'importanza di chiamarsi Papernesto (2013)
  • Capolavori della Letteratura 1 - PaperAmleto e altre storie ispirate a William Shakespeare (2016)
  • Raccolta Almanacco Topolino 4

Inoltre, è stata tradotta e pubblicata in altri cinque paesi (Brasile, Francia, Germania, Olanda e Spagna).

Note

  1. Questo filone, aperto nel 1964 con Paperino fornaretto di Venezia, avrà poi un seguito con storie come Sior Papero Brontolon o Zio Paperone e la locandiera.
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