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Paperino e le tigri reali
Paperino e le tigri reali 2

Copertina realizzata da Don Rosa

Informazioni generali
Nome originale:Maharajah Donald
Codice Inducks:W MOC 4-01
Sceneggiatura:Carl Barks
Disegni:Carl Barks
Prima uscita:1947 (Stati Uniti)[1]
Prima uscita italiana:25 marzo 1950

Albi d'Oro 202[2]

La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:28
Lingua originale:Inglese
Casa editrice:Dell Comics



Paperino e le tigri reali (Maharajah Donald) è una storia scritta e disegnata da Carl Barks, ambientata in India.
Pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1947, è stata stampata in Italia su Albi d'Oro 202 il 25 marzo 1960.

TramaModifica

Paperino ordina ai nipotini di sgomberare il garage, e alla fine li ricompensa solo con un mozzicone di matita. I paperini, partendo dal modesto compenso mettendo in opera una serie di baratti fra conoscenti e passanti, riescono a impossessarsi di una perla, che viene loro richiesta da un ricco signore che vuol completare la collana di sua moglie e offre in cambio un biglietto navale per l'India.

Venutolo a sapere, Paperino esige il biglietto per sé e parte, imponendo ai nipoti di andare da Nonna Papera. Qui, Quo e Qua non intendono peraltro rinunciare a un viaggio in India, e riescono a mettere piede sulla nave nascondendosi in tre cesti di frutta. Tuttavia vengono presto scoperti e passano il resto della traversata a lavorare, pena prevista per i clandestini.

All'arrivo in India i nipotini, non avendo documenti validi per l'espatrio, sarebbero costretti a tornare indietro, ma per complicare le cose allo zio gli sottraggono il passaporto. La situazione si sblocca quando inaspettatamente un ricchissimo indiano, il maragià di Hoopadoola, si offre di garantire per i paperi e di invitarli nel suo palazzo, in cambio di un favore non specificato. Paperino e Qui, Quo, Qua accettano subito e vengono ricevuti in una reggia da favola con tutti gli onori.

Il giorno dopo si comincia a chiarire cosa voleva il maragià da loro, anzi da Paperino, che viene inviato nel regno confinante di Bumpay su un elefante sacro addestrato a compiere il percorso. In pratica, da anni esiste un contenzioso fra Hoopadoola e Bumpay: il secondo stato, meno ricco, ha un'ipoteca aperta col primo, e ogni anno deve versargli un certo quantitativo di diamanti; però il maragià di Hoopadoola non gradisce molto le pietre preziose e preferirebbe espandersi territorialmente, e ha escogitato quindi uno stratagemma sfruttando le complicate leggi del posto.

Infatti, se Bumpay ha un maragià, e se quest'ultimo pesa più di cento libbre, il piccolo stato può continuare a rifondere l'ipoteca in diamanti; ma se il maragià pesa di meno, Hoopadoola ha il diritto di chiedere una parte del territorio di Bumpay invece delle pietre; d'altro canto, il sovrano non abbastanza pesante deve essere consegnato alle tigri reali, con immaginabili conseguenze. Non a caso il maragià di Hoopadoola ha inviato Paperino a Bumpay su un elefante sacro (sapendo che così facendo sarebbe stato automaticamente eletto a capo del piccolo stato) e ha valutato il suo peso come ampiamente inferiore a cento libbre.

Paperino è disperato dalla prospettiva, quasi inevitabile, di finire sbranato dalle belve. Qui, Quo e Qua cercano di farlo aumentare di peso incollandogli alle piume della polvere d'oro, ma non basta; uno dei nipotini cerca poi di fargli inghiottire molta acqua, ma per sbaglio gli infila nel becco un tubo di gas leggerissimo. Paperino non passa la prova del peso: il maragià di Hoopadoola, soddisfatto del suo stratagemma, può finalmente annettersi parte di Bumpay, e il papero è rinchiuso in cella per essere consegnato alle tigri il giorno seguente.

Durante la notte Qui, Quo e Qua cercano di salvare lo zio ricorrendo al sistema, adoperato già a Paperopoli, dei baratti continui: anche in India partono con un mozzicone di matita trovato per caso, e in qualche ora si ritrovano con un carico di cibo per gatti, che prima dell'alba riescono a introdurre nel recinto delle tigri reali, in modo da farle mangiare e saziarle.

Il giorno fatidico Paperino deve fare il suo ingresso nell'arena per affrontare le belve, ma queste ultime - per motivi chiari solo a Qui, Quo, Qua - non sono affatto interessate a sbranare il papero. Il popolo di Bumpay si infuria e Paperino viene cacciato dal piccolo regno in malo modo: i paperi sono liberi di tornare nel loro paese.

NoteModifica

  1. [1] Boys' and Girls' March of Comics Giveaways # 4 - INDUCKS.com
  2. [2] Albi d'oro 202 - INDUCKS.com
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