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Paperino e la botte di Diogene
Bottedidiogene
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 862-A
Sceneggiatura:Guido Martina
Disegni:Massimo De Vita
Inchiostri:Massimo De Vita
Prima uscita:4 giugno 1972, Topolino n° 862
La storia
Personaggi principali:


Numero pagine:37
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



"Oh, Zio Paperino! Pur di non lavorare, sei perfino capace di fare il FILOSOFO!"
Qui, Quo, Qua a Paperino

Paperino e la botte di Diogene è una storia scritta da Guido Martina e disegnata da Massimo De Vita, pubblicata per la prima volta sul numero 862 di Topolino (4 giugno 1972).

TramaModifica

Paperino cerca Qui, Quo, Qua e li trova nascosti in una botte in giardino: stanno giocando a imitare l'antico filosofo Diogene, che secondo la leggenda abitava in uno di questi modesti recipienti perché considerava la casa un lusso eccessivo. Di lì a poco sopraggiunge Paperone: per sfuggire alle sue richieste, Paperino prova a nascondersi lui nella botte, ma ben presto viene scoperto. Lo zio intende affidargli il lavoro di disboscamento di un'intera isola nei Caraibi e per ricattarlo gli ricorda che non paga da dieci anni l'affitto di casa.

Paperino non ha nessuna intenzione di accettare la proposta, e si barrica in casa con i nipotini. Paperone, non riuscendo a vincere gli sbarramenti, taglia l'erogazione di luce, acqua e telefono al nipote; poi, quando quest'ultimo scava un cunicolo sotterraneo per andare a comprare del cibo, lo intercetta e lo fa tornare indietro. L'assedio termina quando Paperino, per far sloggiare definitivamente lo zio installatosi sul tetto, si mette a bruciare nel camino degli stracci unti per affumicare il parente; questi, però, tappa il comignolo in modo che il fumo invada la casa, e Paperino è costretto ad arrendersi: in breve i cinque partono in elicottero per i Caraibi.

La destinazione è un'isola sperduta che nel Seicento serviva al pirata Morgan come nascondiglio. Paperino deve accettare il compito - in realtà non durissimo - di ricavare un varco fra la vegetazione in modo da consentire l'accesso a una grotta dove si riparavano i pirati, senza che lo zio dia troppe delucidazioni sul motivo dell'operazione.

La grotta è piena di armi antiche, munizioni e rum, ma Paperone non se ne interessa e insiste per penetrare all'interno. Il suo obiettivo, che si era guardato di rivelare ai nipoti, è il tesoro di Morgan, di cui però non c'è traccia: in realtà la reticenza di Paperone è stata controproducente, perché i nipotini, con l'aiuto del Manuale delle Giovani Marmotte, avrebbero potuto subito chiarire che il celebre pirata portò via le ricchezze dal suo nascondiglio, e colò a picco con la sua nave mentre le trasportava per mare.

Paperino perde le staffe e per la collera scaraventa via la sua torcia, che finisce pericolosamente vicina al deposito di polvere da sparo. I paperi fanno appena in tempo a scappare dalla grotta che si sviluppa un'enorme esplosione che distrugge tutto, compresi le armi e il rum che avrebbero avuto un notevole valore storico. Tutti tornano a Paperopoli di pessimo umore, e Paperone già medita come farsi risarcire la perdita dal nipote, quando si scopre che la casa di Paperino è andata a fuoco: infatti, nessuno aveva spento il fuoco del camino con gli stracci unti, e il calore aveva fatto esplodere una bombola di gas liquido che si trovava in cucina.

Paperino, tutto sommato, non si preoccupa: invece di pensare a come risarcire lo zio anche per la perdita della casa, decide di trovare temporaneamente riparo nella botte come Diogene.

AnalisiModifica

La storia è un tipico esempio della produzione anni '70 di Guido Martina. Mostra in effetti Paperino e Paperone in perenne contrasto - il primo decisissimo a vivere senza lavorare a spalle dello zio, il secondo a ricattare perpetuamente il nipote per la sua morosità, senza la minima comprensione reciproca - e i nipotini generalmente pronti a inserirsi con petulanza per dare ragione o all'uno o all'altro, ma mai per appianare le controversie.

La trama si regge su vari elementi non sempre ben amalgamati: l'assedio di Paperone alla casa di Paperino, che occupa una buona metà della vicenda, può quasi considerarsi una storia a sé stante; si aggiunge la seconda parte, non particolarmente originale, con il viaggio alla ricerca del tesoro, e all'inizio e alla fine i riferimenti, a dire il vero più esigui di quanto farebbe pensare il titolo, alla figura di Diogene.

CuriositàModifica

  • La ricerca del tesoro di Morgan coinvolge Paperino e i nipotini anche in uno dei primi capolavori di Carl Barks, Paperino e l'oro del pirata (1942). Benché sia difficile pensare che Martina e De Vita non conoscessero questo classico, le due storie sono del tutto incompatibili fra loro (in quella di Barks il tesoro viene effettivamente trovato), e i contesti, come le caratterizzazioni dei personaggi, sono totalmente differenti (il Paperino di Barks muove per spirito di avventura e non per costrizione come il personaggio di Martina, e ovviamente nella storia del 1942 non c'è traccia di Paperon de' Paperoni o del Manuale delle Giovani Marmotte).

Pubblicazioni Modifica

Paperino e la botte di Diogene è stata pubblicata sette volte in Italia:

inoltre è stata tradotta e pubblicata in altri dieci paesi, tutti europei (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Jugoslavia, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia).

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