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Paperino e l'oro di Reno ovvero l'anello dei nani lunghi
82A
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 210-AP
Sceneggiatura:Guido Martina
Disegni:Pier Lorenzo De Vita
Prima uscita:Topolino 210-212 (maggio-giugno 1959)
La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:80
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Paperino e l'oro di Reno ovvero l’anello dei nani lunghi è una storia scritta da Guido Martina, disegnata da Pier Lorenzo De Vita e apparsa per la prima volta in tre puntate su Topolino 210-212 dal 10 maggio al 10 giugno 1959.

È una parodia della tetralogia operistica di Richard Wagner L'anello del nibelungo, il cui capitolo iniziale è L'oro del Reno. Il titolo della storia contiene un gioco di parole fra il fiume tedesco Reno e la città statunitense di Reno, celebre per le sue case da gioco.

Trama

Prima puntata

Il popolo dei nani lunghi è governato dal re Paperon-Alberico (Paperone), proprietario di due oggetti magici : l'anello che realizza i desideri e l'elmo (la tuba) che consente di trasformarsi in qualunque essere vivente. Nessuno dei nani-lunghi lavora, a eccezione del fabbro Mine (Archimede Pitagorico). Tuttavia Alberico è ugualmente ricchissimo, grazie ai soldi che vince ai casinò di Reno, sfruttando i poteri dell'anello.

Il suo denaro, però, suscita la cupidigia dei briganti Fafnir e Fasol (i Bassotti), due ex-giganti ridotti da una cura accorciante all'altezza di trenta centimetri. Di ritorno da Reno, con una carovana di asini carichi d'oro, Alberico si ferma sulla riva di un fiume per bere e scorge nell'acqua una moneta. Per recuperarla e per rinfrescarsi, il re si trasforma in un pesce ed è così facilmente catturato da Fafnir e Fasol, che lo liberano solo in cambio di elmo ed anello e poi lo spediscono, a calci, in mezzo al deserto.

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Questo è solo l'inizio delle sventure di Alberico. Fafnir e Fasol usano i due oggetti magici per derubarlo, prima del carico d'oro, e poi di tutte le sue ricchezze, ma subito l’avidità li spinge l'uno contro l'altro. Fafnir ha la meglio e, con l'elmo, trasforma Fasol in un pappagallo messicano e se stesso in un drago. Un gufo, però, gli predice la prossima punizione.

Alberico è salvato da una valchiria (Paperina), che così viene meno alla legge che vieta alla sua razza di interferire nelle vicende dei mortali. Per punizione, la guerriera è condannata a restare prigioniera di un cerchio di fiamme, in cima alla Montagna del Tuono, finché un mortale non la libererà. Intanto, il gufo rivela ad Alberico che Fafnir potrà essere ucciso solo dall'uomo più sfortunato del mondo, che impugnerà la spada del dolore, forgiata da Mine. Alberico allora convoca suo nipote Paperin-Sigfritto (Paperino), così chiamato per la sua frase ricorrente: "Sigh, son fritto".

Sigfritto non è entusiasta della missione, ma si lascia convincere ad accettarla quando la spada del dolore, storta e ammaccata, nelle sue mani diventa lucida e dritta. Il vendicativo pappagallo Fasol guida l’eroe alla grotta di Fafnir.

Seconda puntata

Sigfritto, sebbene mostri un insospettato coraggio, sembra non avere speranze contro Fafnir. Il drago ride della sua goffaggine, fino al punto di esplodere. Oltre ad un'insperata vittoria, Sigfritto, grazie a una goccia del sangue di Fafnir che gli ha bagnato il becco, acquisisce il potere di capire la lingua dei pappagalli, come Fasol

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Il tesoro, però, continua ad essere protetto da una barriera invisibile che, come spiega Fasol, potrà essere varcata solo dalla Valchiria. Per Sigfritto si prospetta un'altra missione: liberare la valchiria dal cerchio di fiamme. Mine lo cosparge di un liquido che rende immuni al fuoco e al ferro. L'eroe, baldanzoso, non si è accorto che una piccola parte della zampa, coperta da un cerotto, è rimasta vulnerabile.

Sigfritto e Fasol partono per la nuova avventura. Dopo aver attraversato la Foresta sinistra, dove Sigfritto è vittima della burla di due scoiattoli (Cip e Ciop), i due compagni arrivano alla Montagna del Tuono. Un asinello volante (Burrito, dal film I tre caballeros) porta Sigfritto sulla cima. L'eroe entra nella caverna dove dorme la Valchiria prigioniera e la sveglia, ma sorgono nuove difficoltà. A differenza di Sigfritto, la guerriera non è in grado di attraversare il cerchio di fuoco e, in più, si offende mortalmente quando scopre che il suo salvatore è stato spinto non dall'amore ma dall'interesse.

Terza puntata

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Sulla cima della montagna, arriva l'elicottero del cavaliere Gaston-Fortunato (Gastone) che rapidamente seduce e porta via la valchiria; Sigfritto li segue a bordo di Burrito. Davanti alla grotta del tesoro, i due rivali si sfidano a un duello a mazza e spada. Il vincitore avrà sia la fanciulla che il tesoro di Alberico.

Il giorno del torneo Sigfritto è talmente fiducioso nella sua invulnerabilità, da non voler ascoltare gli avvertimenti del gufo. Nel duello, infatti, domina il suo avversario, fino a quando, casualmente, non rivela il suo punto debole. Fortunato lo colpisce allora ripetutamente alla zampa, fino a vincere il torneo. Nel finale, mentre Fortunato e la valchiria partono in viaggio di nozze col tesoro, Alberico insegue furioso Sigfritto.

Analisi

Paperino e l'oro di Reno è (dopo L’inferno di Topolino) la parodia di Martina dove il gusto dell’autore per le contaminazioni e gli anacronismi è più sviluppato. La storia dovrebbe svolgersi nel Medioevo, però i personaggi indossano abiti contemporanei e usano tranquillamente automobile ed elicottero; il torneo finale è raccontato come una moderna competizione sportiva. Anche l'ambientazione mescola la Germania di Wagner e il Far West (più precisamente, il deserto del Nevada): i nibelunghi indossano sombreri messicani, le valchirie sono disegnate come cow-girls, Alberico, per chiamare Sigfritto, ricorre ai segnali di fumo indiani.

La tragicità dell’opera originale si riflette in un finale particolarmente amaro, non solo per Paperino, come di regola perseguitato dalla sfortuna a dispetto del suo eroismo, ma anche per Paperone che (caso pressoché unico) nell'ultima vignetta ha perduto tutte le ricchezze.

Curiosità

  • Minni, Clarabella e Chiquita fanno un cameo, come valchirie compagne di Paperina.
  • Con la sua metamorfosi in pappagallo messicano, Fasol cambia non solo aspetto esteriore ma anche la personalità, trasformandosi da antagonista a simpatico compagno di avventure. In questa sua seconda incarnazione, il personaggio ricorda il "pappacaballero" Piperito Serapè della storia Biancaneve e Verdefiamma.

Edizioni italiane

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