FANDOM




Paperino e il conte di Montecristo
Montecristo
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 159-AP
Sceneggiatura:Guido Martina
Disegni:Luciano Bottaro
Prima uscita:25 marzo 1957

Topolino 159

La storia
Personaggi principali:


Numero pagine:60
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



"Sì, ragazzi, evviva! Paperino NON PUO' essere ricco: soltanto così potrà riposare tranquillo nella sua povera casa!"
Paperino a Qui, Quo, Qua al termine della storia


Paperino e il conte di Montecristo è una parodia Disney del 1957, sceneggiata da Guido Martina e disegnata da Luciano Bottaro; è ispirata al romanzo di Alexandre Dumas padre Il conte di Montecristo.

TramaModifica

I episodioModifica

Mentre Paperino è disperato perché non può permettersi un regalo di compleanno per Paperina, Gastone si vede assegnata, per un errore burocratico, l'autorizzazione a costruire una ferrovia fra Paperopoli e Vallechiara che era stata richiesta da Paperon de' Paperoni. Il più fortunato dei paperi approfitta della circostanza per ricattare lo zio: Paperone fornirà il capitale per le spese, ma lui e Gastone dovranno dividere in parti eque i profitti.

Una difficoltà è data dal fatto che la ferrovia dovrebbe passare sul territorio su cui sorge la casa di Paperino (che in questa storia risulta di proprietà dello stesso Paperino). Paperone e Gastone cercano di persuadere lo sfortunato parente a cedere loro la casa per un prezzo esiguo, ma Paperino mangia la foglia e rifiuta di vendere. Mentre i due soci meditano sul da farsi, Gastone rinviene un mucchio di banconote, che risultano frutto di una recente rapina in banca: la polizia sarebbe sulle tracce di un noto criminale e del suo complice Pablo Barbarossa. I due paperi escogitano allora un piano per espropriare la casa di Paperino.

Gastone, travestito con una barba rossa, si presenta da Paperino come un mendicante di nome Pablo ed entra con il pretesto di avere un bicchier d’acqua: poi si allontana dopo aver consegnato al papero un biglietto da mille dollari proveniente dal denaro rubato, e dopo aver nascosto nella casa del cugino il resto della somma, con una lettera falsificata in grado di compromettere Paperino stesso nel furto.

Paperino, ignaro delle macchinazioni dei parenti ed entusiasta di quello che crede un atto di generosità disinteressato, usa i dollari per dedicare a Paperina una festa di compleanno a cui invita anche lo zio e il cugino, e per regalare una magnifica collana di perle alla fidanzata. Ma durante la festa la polizia, messa sull’avviso da una delazione di Gastone, irrompe in casa di Paperino e lo arresta incriminandolo per la rapina in banca. Il bottino e la lettera lasciati dal sedicente Pablo sono trovati facilmente, e il giudice rifiuta di credere che Paperino abbia ricevuto il denaro da un mendicante: tutti gli indizi sono contro il nostro eroe, che finisce in carcere.

Durante la permanenza in cella, Paperino vede improvvisamente emergere dal sottosuolo uno strano personaggio: si tratta dell'abate Faria, che cento e più anni prima era stato imprigionato a Marsiglia, e dopo lunghissime peregrinazioni, per lo più sotterranee, si era ritrovato nel carcere di Paperopoli. Il vecchissimo abate informa Paperino dell'esistenza di un tesoro un tempo appartenuto al Conte di Montecristo: i due riescono a far cadere il secondino nella galleria scavata da Faria, e, mentre quest'ultimo decide di rimanere nella cella, Paperino può scappare nascondendosi in un sacco contenuto nei magazzini della prigione. Il sacco, che si crede contenere farina avariata, viene gettato in mare. Una volta in acqua, il papero riesce a liberarsi dall’involucro e a sfuggire all’attacco di uno squalo, riparando su un isolotto sconosciuto.

II episodioModifica

L'isolotto su cui Paperino ha trovato rifugio è frequentato da contrabbandieri, il cui capo è Gambadilegno. I malviventi non vogliono uccidere il papero, ma, per essere certi che non parli dei loro loschi traffici, lo abbandonano su un'altra isola deserta. Proprio in questo luogo Paperino trova il favoloso tesoro del Conte di Montecristo, che un secolo prima – la storia è pubblicata, e anche ambientata, nel 1957 – l’aveva nascosto al largo delle coste americane lasciandolo a un futuro scopritore.

Paperino fabbrica una zattera e riesce a portare il tesoro a Paperopoli, dove lo converte in denaro liquido, e pensa a come vendicarsi di chi lo ha messo nei guai. Per prima cosa, libera Qui, Quo, Qua – che, scacciati dalla casa espropriata e demolita da Paperone e Gastone, si erano dovuti adattare a lavorare duramente in un’osteria – dalle angherie del loro datore di lavoro.

Nel frattempo, Paperone ha investito moltissimo sulla ferrovia Paperopoli-Vallechiara, che intende destinare solo a miliardari: tuttavia, non riesce a spiegarsi come mai nessuno sembri interessato a viaggiare sui suoi treni. Inasprito dal fallimento della sua iniziativa, il multimiliardario, insieme al suo socio Gastone, intraprende personalmente un viaggio sulla propria linea ferroviaria. Arrivato a destinazione, Paperone si accorge con sorpresa che Vallechiara non è più il luogo di vacanza per ricchi annoiati che lui ricordava: ora infatti nel luogo è sorta la Repubblica dei ragazzi, da un'idea di un ignoto benefattore che ha comprato il terreno e l’ha regalato a tutti i ragazzi poveri.

Il benefattore in realtà è lo stesso Paperino, che ha usato gran parte del suo denaro per un nobile scopo; fra gli abitanti della repubblica figura anche l'abate Faria, che il papero aveva provveduto a liberare dietro cauzione. Paperone e Gastone sono presto smascherati dall’astuzia di Paperino e Qui, Quo, Qua, e sottoposti al giudizio del tribunale della repubblica: la giustizia qui è amministrata solo da ragazzi, che condannano i due paperi a smantellare l’inutile e costosa ferrovia e a ricostruire la casa di Paperino. Quest'ultimo, pur avendo dato fondo a tutto il suo patrimonio per la costituzione della repubblica, si dichiara soddisfatto di aver avuto la meglio sulle squallide macchinazioni dello zio e del cugino e di poter tornare nella sua vecchia casa.

Curiosità Modifica

Pubblicazioni in Italia e all'estero Modifica

La parodia ha goduto di grande fortuna nel tempo: infatti è stata edita ben 13 volte in Italia (di seguito le diverse pubblicazioni):

  • I Classici di Walt Disney (prima serie) 1 - I Classici di Walt Disney (1957)
  • Topolino (libretto) 159 (1957)
  • Cartonati Disney 6 - Paperino e il conte di Monte Cristo (1973)
  • Cartonati Disney (box set) 1 - Walt Disney presenta i Grandi Classici (1973)
  • I Classici di Walt Disney (seconda serie) 3 - I classici di Walt Disney (1977)
  • Le grandi parodie (Mondadori) 3 - Le grandi parodie della famiglia dei paperi (1988)
  • Le grandi parodie (Disney) 6 - Paperino e il Conte di Montecristo (1992)
  • Le grandi parodie (rilegate) 4 - Paperino e il Conte di Montecristo - Paperino barbiere di Siviglia - Paperin di Tarascona (1993)
  • Capolavori Disney 26 - Le grandi storie di Luciano Bottaro 1957 (1995)
  • Super Miti Mondadori 38 - Sandopaper e i paperotti di Mompracem (2002)
  • I Classici della Letteratura 16 - Paperino e il Conte di Montecristo (2006)
  • I Classici della Letteratura (2a edizione) 5 - Paperino e il conte di Montecristo (2013)
  • Raccolta Le Grandi Parodie (Disney)

Inoltre è stata tradotta è pubblicata in ben 14 paesi stranieri, compresi alcuni in cui i fumetti Disney non hanno grandissima tradizione come Inghilterra, Irlanda, Portogallo e Turchia.