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Paperino e il colosso del Nilo
Paperino e il colosso del Nilo2

Prima pagina

Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 292-AP
Sceneggiatura:Romano Scarpa
Disegni:Romano Scarpa
Inchiostri:Rodolfo Cimino
Prima uscita:2-9 luglio 1961,

Topolino 292 e 293

La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:45
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



"Verso la fine degli anni ottanta il governo egiziano ha donato a quello italiano un preziosissimo reperto archeologico per l'aiuto ricevuto nel salvataggio dei monumenti di Abu Simbel. Beh il sistema che hanno utilizzato lo hanno appreso dalla mia storia. Io non ho ricevuto nessun ringraziamento personale, ma mi è bastata la soddisfazione"
Romano Scarpa

Paperino e il colosso del Nilo è una storia di Romano Scarpa, uscita in due episodi il 2 e il 9 luglio 1961 sui numeri di Topolino 292-293. Questa storia rappresenta la più clamorosa intuizione che il fumetto ha saputo dare all'archeologia, suggerendo il metodo migliore per salvare i colossi di Ramses II, appartenenti al sito archeologico di Abu Simbel (Egitto), dall'inondazione causata dalla costruzione della diga di Assuan

TramaModifica

I episodioModifica

Zio Paperone è in Egitto a visitare il colosso di Ramses[1], sulla base di informazioni contenute in un falso papiro realizzato dalla Banda Bassotti, crede che il colosso di Abu Simbel poggi su un enorme filone di platino. In cambio del suo sfruttamento, si impegna col governo egiziano a spostare il colosso che è minacciato dalla costruzione della diga di Assuan. Come sempre, il ricco papero si rivolge alla geniale inventiva di Archimede, che dopo aver avanzato alcune bislacche ipotesi, trova infine la soluzione, che consiste nel tagliare la statua in tanti cubi numerati, per poi rimontarla in una località che non verrà sommersa dalle acque dopo l'attivazione della diga. Così mentre Paperone e i nipotini si occupano di cercare il fantomatico filone di platino, Paperino si occupa di coordinare i lavori di smontaggio della statua. Gli operai assoldati, sono in realtà gli stessi Bassotti che di notte sostituiscono i blocchi originali (ricchi di uranio) con normalissimi blocchi di argilla.

II episodioModifica

Così arriva il momento dell'inaugurazione della diga e della ricostruzione del colosso, ma Paperino, a causa dell'imbroglio operato dalla Banda Bassotti, non riesce a ricostruirlo, creando un'obbrobriosa scultura astratta. Essa, essendo costruita coi blocchi di argilla sostituti dai Bassotti, si sgretola appena viene lambita dalle acque e così Paperone e parentame per sfuggire alle ire dei rappresentanti del governo egiziano si danno alla fuga. Durante il loro precipitoso allontanamento dal comitato del Cairo si imbattono proprio nella Banda Bassotti, impegnata a caricare i blocchi ricchi di Uranio su dei dirigibili.
Paperino, scoprendo il raggiro dei furfanti, dà prova di molto coraggio, impadronendosi di una rivoltella e sparando a raffica contro i palloni, facendoli precipitare a terra. Così l'avventura si conclude nel migliore dei modi, il colosso è ricostruito, i Bassotti arrestatte e la famiglia dei paperi viene premiata dal governo egiziano von un'onoreficenza.

AnalisiModifica

Anticipo sui tempiModifica

Nel 1954, il governo egiziano decise di costruire, a sud della città di Assuan, una nuova gigantesca diga, destinata a modernizzare l'economia della regione. La conseguenza di tale opera ingegneristica sarebbe stata la formazione di grosso bacino idrico, che avrebbe causato l'allagamento di numerosi siti archeologici, tra cui il complesso di Abu Simbel risalente al 1300 a. C. Nel 1959 il governo egiziano chiese l'aiuto dell'Unesco per mettere in atto un progetto di salvaguardia dei monumenti e infine nel 1966, dopo anni di vane congetture e un decisivo intervento italiano, si giunse alla conclusione di smontare pezzo a pezzo il complesso per rimontarlo in un luogo sopraelevato che non sarebbe stato sommerso dalle acque. Questa brillante intuizione si ebbe proprio grazie alla storia di Scarpa, che ben cinque anni prima aveva ipotizzato che si potesse smontare i colossi di Ramses per ricostruirli altrove.

L'eredità di Paperino

Vignette in cui Paperino e nipoti recuperano uno yacht riempiendolo di palline da ping pong, nella storia L'eredità di Paperino di Carl Barks

Questa storia non è l'unico esempio in cui la creatività dei fumettisti precede la realtà. Nella storia Zio Paperone e il tunnel sotto la Manica di Scarpa e Guido Martina pubblicata nel 1970, il duo di autori italiani anticipa la costruzione del tunnel sottomarino che collega la Gran Bretagna al continente e che è stato inaugurato solamente nel 1994.
Nella storia L'eredità di Paperino (1949) di Carl Barks, Paperino e nipoti gestiscono una piccola impresa di recuperi marini e riescono a ripescare uno yacht affondato riempiendolo di palline da ping pong. Questo sistema è stato davvero attuato dall'inventore danese Karl Kroyer nel 1964, per recuperare una nave affondata nel golfo del Kuwait, utilizzando, però, polistirolo espanso al posto delle palline.[2]

CriticheModifica

Scarpa, come in molte altre storie (Paperino e la farfalla di Colombo, Zio Paperone e la gara dei 100 dollari) fa della satira nei confronti dell'astrattismo, una forma d'arte da lui mai completamente apprezzata, ma anzi quasi denigrata. Infatti quando Paperino rimonta il colosso, invece di Ramses ricostruisce un'enorme scultura con un buco in mezzo che inorridisce il primo ministro egiziano che urla:"Questo non è il colosso di Ramses II, ma una massa informe, degna di stare in una mostra moderna!".

Scarpa non risparmia le critiche nemmeno al comitato organizzativo, incaricato di studiare una soluzione per salvaguardare il sito archeologico e che invece ha speso tutti i fondi stanziati dal governo, per la costruzione di un modellino della diga di Assuan. Ridicolizzando questo comitato, indirettamente l'autore intende criticare le inconcludenti commissioni che proprio all'epoca stavano iniziando a discutere riguardo le varie ipotesi per salvare Venezia (città natale di Scarpa) dall'aumento del livello del mare.

NoteModifica

  1. nella storia ne compare sempre solo uno, nonostante siano in realtà quattro.
  2. [1] Pagina di Wikipedia inglese su Carl Barks
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