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Paperinik e il tempio indiano
Paperinik e il tempio indiano
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 1794-A
Sceneggiatura:Carlo Panaro
Disegni:Roberto Santillo
Prima uscita:Topolino 1794, 15 aprile 1990
La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:40
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Walt Disney Italia



Paperinik e il tempio indiano è una storia, scritta da Carlo Panaro, disegnata da Roberto Santill e apparsa per la prima volta su Topolino 1794 del 15 aprile 1990.

È una parodia del film Indiana Jones e il tempio maledetto e l’ideale seguito di Paperinik e l'arca dimenticata.

Trama

In un’imprecisata città d’Oriente, Zio Paperone è a cena con il trafficante Wol-Po-Neh, per trattare l’acquisto del prezioso diamante Stella d’Oriente; lo accompagna Paperinik, che ha accettato di fargli da guardia del corpo. L’affare sembra concluso con reciproca soddisfazione, ma Wol-Po-Neh, per tenersi sia la gemma che il denaro, ha nascosto un potente narcotico nel cibo destinato ai suoi due commensali. Paperone e Paperinik, addormentati, sono chiusi in una cassa; al risveglio, si trovano su un aereo senza piloti e coi comandi bloccati. I portelloni del velivolo si aprono all’improvviso e i due passeggeri sembrano destinati a schiantarsi al suolo. Paperinik, usando uno dei suoi gadget (le bolle plananti) rende possibile a sé e allo zio un atterraggio relativamente morbido.

I due scoprono di essere in India, nel villaggio di Chelim. Il capovillaggio racconta a Paperone che gli abitanti di Chelim vivono nella miseria, da quando il maragià di Kodarhasa tolse loro il loro talismano protettivo, la pietra striata.; confidano però in una profezia, secondo la quale due stranieri caduti dal cielo avrebbero fatto giustizia. Zio Paperone, sebbene non entusiasta all’idea di cacciarsi in una nuova avventura, acconsente a seguire Paperinik fino a Kodarhasa.

Raggiunta la città a dorso di un elefante, i due viaggiatori sono ricevuti amichevolmente a palazzo dal maragià Suhi, un ragazzino goloso e viziato, e dal primo ministro Karim. La sera stessa, però, Paperone scompare misteriosamente. Paperinik,sfuggito a un agguato, raggiunge, attraverso un passaggio segreto disseminato di trappole, un tempio sotterraneo, dove Paperone è tenuto prigioniero da Karim e da una delle sue guardie.

Il malvagio visir, col “gas della sottomissione”, ha reso il maragià una sua marionetta e si è servito di lui per impossessarsi della pietra striata. Ora si prepara ad usare la stessa tecnica su Paperone, perché gli ceda tutto il suo capitale. Paperinik tenta di intervenire, ma è a sua volta catturato. Paperone è sottoposto agli effetti del gas, ma Paperinik annulla l’incanto, dando fuoco al cilindro dello zio e alla riserva di dollari lì nascosta. L’odore di denaro bruciato provoca in Paperone un tale shock, da annullare istantaneamente gli effetti del gas.

Paperinik e Paperone, unendo i loro sforzi, riescono a liberarsi e a darsi alla fuga, dopo aver recuperato la pietra. Nella confusione della battaglia, anche Karim e il suo scherano respirano il gas e Paperone ne approfitta per farsi dare dal ministro tutto il suo denaro, come risarcimento dei danni subiti.

Il maragià, una volta libero dal suo ministro,restituisce la pietra striata agli abitanti di Chelum e il capovillaggio la offre, a sua volta, ai due eroici salvatori. Paperone è tentato di accettare ma, sia pure con qualche riluttanza, si lascia convincere da Paperinik a restituire la gemma ai contadini, che se ne serviranno per migliorare le condizioni del loro villaggio.

Analisi

Se Il tempio maledetto è generalmente considerato il meno riuscito fra i quattro film di Indiana Jones, la sua parodia è gradevole e nettamente superiore a Paperinik e l’arca dimenticata, anche perché più libera e inventiva rispetto all’originale.  Il cambiamento più significativo è aver eliminato le due spalle dell’eroe (la cantante e il ragazzino cinese), sostituendoli con Zio Paperone, che a volte ruba la scena allo stesso protagonista. Come in Carl Barks, il vecchio miliardario appare qui visceralmente legato al denaro, ma fondamentalmente onesto e capace anche di gesti generosi (non solo restituisce ai poveri abitanti di Chelum la pietra striata, ma promette loro uno sconto sui macchinari che acquisteranno da lui).

Roberto Santillo, qui al suo esordio disneyano, si dimostra già molto abile, soprattutto nell’evocazione di sfondi esotici (dalla metropoli cinese del prologo, alla giungla, agli inquietanti sotterranei del palazzo).

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