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Miseria e nobiltà
Miseria e nobiltà
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 1955-A
Sceneggiatura:


Disegni:Giorgio Cavazzano
Prima uscita:16 giugno 1993

Topolino 1955

La storia
Personaggi principali:
Numero pagine:50
Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore



Miseria e nobiltà (Il Teatro Alambrah presenta: Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta) è una storia del 1993, parodia della commedia omonima di Eduardo Scarpetta (1888). La storia è stata scritta da Francesco Artibani e dall'attore Lello Arena, e disegnata da Giorgio Cavazzano.

TramaModifica

Il teatro Alambrah di Topolinia ha in cartello la rappresentazione della commedia Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta. Fra gli attori, Topolino, Minni, Pippo, Clarabella, Orazio, Gambadilegno e Trudy. Dopo qualche incertezza iniziale dovuta alla goffaggine di Trudy, la commedia ha inizio.

Atto primoModifica

Napoli, fine Ottocento. Due coppie di coniugi, formate da Felice (Topolino) e Luisella (Minni) e da Pasquale (Pippo) e Concetta (Clarabella), sono costrette a condividere lo stesso appartamento e a fare una vita di stenti, riuscendo a malapena a trovare il necessario per sfamarsi, a causa della cronica mancanza di lavoro dei due mariti. Felice è scrivano, Pasquale barbiere e cavadenti: ogni mattina si recano al lavoro nel centro di Napoli, senza peraltro riuscire a guadagnare a sufficienza date anche le loro dubbie capacità.

Al rientro a casa, i due devono affrontare, insieme alle mogli, la sgradita visita del padrone di casa don Gioacchino (Basettoni), che reclama l'affitto arretrato di molti mesi; poi devono confrontarsi con l'assoluta mancanza di cibo. La speranza di Pasquale di poter far impegnare il suo misero cappotto viene scoraggiata da Felice.

Fortunatamente, un'altra visita inaspettata sembra risolvere molti problemi: il marchesino Eugenio (Orazio) propone ai quattro un accordo. Lui, infatti, è innamorato della bellissima ballerina Gemma (Trudy), figlia di don Gaetano Semmolone (Gambadilegno), un cuoco arricchito, ma i parenti nobili del marchesino non sono disposti ad accettare un matrimonio con una ragazza di rango inferiore, e don Gaetano stesso rifiuta di lasciar sposare sua figlia senza conoscere i parenti del fidanzato. Quindi Felice, Pasquale e Concetta dovranno accompagnare Eugenio in casa Semmolone e presentarsi come se fossero i parenti nobili, disposti, nell'occasione, a dare il consenso al matrimonio. Malgrado le proteste di Luisella, che non può essere coinvolta perché l'unica parente che potrebbe interpretare è una zia molto malata, gli altri tre accettano di buon grado, pensando soprattutto al sontuoso pasto che potranno fare come invitati di don Gaetano.

Per ringraziare i quattro poveri della collaborazione, Eugenio fa pervenire a casa loro degli abiti lussuosi con cui dovranno vestirsi nell'incontro con Semmolone, e anche un lauto pranzo che essi, provati dal lungo digiuno, divorano con ingordigia.

Atto secondoModifica

A casa Semmolone, Gemma è intenta a truccarsi sul balcone, mentre arriva Eugenio e le comunica segretamente che ha convinto dei poveracci a fingersi i suoi parenti di fronte a don Gaetano. Lo stratagemma funziona, i falsi nobili riescono a rendersi credibili malgrado qualche caduta di stile, e approfittano per mangiare avidamente, approfittando prima del gelato offerto come rinfresco e poi di un lauto pranzo.

Alcuni contrattempi (la visita inattesa di don Gioacchino, che naturalmente sarebbe in grado di svelare la finzione a don Gaetano; l'intervento imprevisto di Luisella, che per non rinunciare al pranzo si presenta come la parente nobile malata e contagiosa) vengono superati sia pure con qualche difficoltà. Interviene alla fine il vero marchese Favetti (Zapotec), padre di Eugenio, che anziché arrabbiarsi si commuove di fronte all'amore fra suo figlio e Gemma, e acconsente alle nozze.

La commedia è naturalmente un successo e i topolinesi lasciano il teatro entusiasti.

AnalisiModifica

Si tratta di uno dei non numerosissimi esempi di "parodie recitate", sottogenere che prevede che i personaggi Disney noti conoscano l'opera di riferimento e si prestino a recitarla nel vero senso della parola[1].

La commedia di Scarpetta, oltre a fornire una garbata satira della società della Napoli del tardo Ottocento, in cui convivevano il lusso più sfrenato delle classi agiate e le mille difficoltà quotidiane dei più poveri, è ricchissima di trovate comiche e di colpi di scena, sulla falsariga del contemporaneo genere francese del vaudeville. La parodia, benché molto semplificata rispetto all'originale (vedi oltre), insiste sul tema della povertà e della fame cronica dei quattro protagonisti e sul contrasto fra i loro modi plebei e il comportamento raffinato atteso da loro nei panni dei nobili, riuscendo in ogni caso molto brillante e a tratti esilarante.

Se in gran parte la buona riuscita della storia Disney va attribuita alle felici invenzioni già presenti nella commedia di Scarpetta, fra i motivi comici peculiari della parodia non è da sottovalutare la trovata di una pochissimo credibile Gemma[2] interpretata dalla tutt'altro che leggiadra Trudy.

Differenze rispetto all'opera di riferimentoModifica

La vicenda di Miseria e nobiltà è fortemente semplificata nella parodia Disney omonima, come avviene generalmente per questo tipo di storie. In particolare, sono soppressi molti personaggi: fra questi, Pupella (la figlia adolescente di Pasquale e Concetta), Luigino (il fratello di Gemma innamorato di Pupella), Bettina (la moglie separata di Felice, cameriera di Gemma) e Peppeniello (il figlio bambino di Bettina e Felice).

Alcuni motivi con riferimenti in senso lato sessuali sono evitati: se nella commedia Felice è marito separato di Bettina, che ha lasciato per convivere con Luisella (salvo poi tornare con la moglie alla fine dell'opera, in ossequio alla morale ottocentesca), nella parodia Disney Bettina non appare e Luisella è l'unica moglie di Felice, sia per esigenze di semplificazione, sia perché una convivenza non matrimoniale sarebbe poco accettabile per i Canoni Disney. Inoltre, nella commedia il marchese Favetti è costretto a dare il suo consenso al matrimonio di Eugenio e Gemma perché lui stesso aveva in passato inutilmente corteggiato la ballerina per farne la sua amante, circostanza che lo rendeva ricattabile. Nella parodia Disney il nobile si limita ad accettare il matrimonio per amore del figlio.

Nella storia di Arena e Artibani compare anche Pluto nelle vesti del cane dei quattro poveracci, a quanto pare più abile dei padroni nel procurarsi il cibo. Va da sé che nella commedia di Scarpetta non è prevista la presenza di nessun cane.

Infine, nella parodia Disney Pasquale è barbiere e cavadenti, anziché salassatore come nella commedia[3].

CuriositàModifica

  • Oltre ai protagonisti dell'Universo dei topi che partecipano come attori, sono presenti fra il pubblico Tip e Tap, Pierino e Pieretto, Eta Beta (con un non meglio identificato amico che può rendersi invisibile) e Zenobia, che lascia un mazzo di fiori e un biglietto di congratulazioni per Pippo.

PubblicazioniModifica

Miseria e nobiltà è stata pubblicata nove volte in Italia:

  • Topolino 1955 (1993)
  • Speciale Disney 17 - The best of Pippo (2000)
  • I Classici di Walt Disney (seconda serie) 340 (2005)
  • I Classici della Letteratura 29 - L'importanza di chiamarsi Papernesto (2006)
  • Disney Time 58 - Toporecord (2012)
  • Tesori Disney 15 - Il teatro Alambrah (2012)
  • I Classici della Letteratura (2a edizione) 39 - L'importanza di chiamarsi Papernesto (2013)
  • Tesori Made in Italy 3 - 50 capolavori di Giorgio Cavazzano 3 di 6 (2017)

Inoltre è stata tradotta e pubblicata in Brasile, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Olanda, Polonia, Spagna e Svezia.

NoteModifica

  1. Altri casi ben noti sono La leggenda di Paperin Hood e La storia di Marco Polo detta Il Milione.
  2. Questo personaggio, di grande bellezza e fascino, è rimasto nella memoria collettiva grazie anche all'interpretazione che ne diede una giovanissima Sofia Loren nel film tratto dalla commedia nel 1954.
  3. Ancora diversa (fotografo ambulante) è l'attività del personaggio nel film tratto dalla commedia nel 1954.
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