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I promessi topi
Ipromessitopi
Informazioni generali
Codice Inducks:I TL 1769-AP
Prima uscita:Topolino (libretto) n. 1769-1770-1771 (22 ottobre-5 novembre 1989)
La storia
Personaggi principali:


Lingua originale:Italiano
Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore




I promessi topi è una storia a fumetti del 1989, parodia dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, scritta da Bruno Sarda e disegnata da Franco Valussi. Segue di tredici anni I promessi paperi l'altra parodia del capolavoro manzoniano, ma stavolta i personaggi sono ispirati all'universo dei topi e la fedeltà al romanzo di Manzoni è notevolmente maggiore.

TramaModifica

I episodio Modifica

Le guerre d'Italia del secolo XVII, con il conseguente afflusso nella penisola di soldati, e anche di turisti di curiosi da tutte le parti d'Europa, facevano fare affari d'oro alle strutture alberghiere delle località più attraenti. In un paesino sulle rive del lago di Como il signorotto locale don Pietrigo (Gambadilegno) aveva praticamente il monopolio dell'attività, avendo indotto con metodi poco ortodossi tutti i concorrenti a ritirarsi: così il suo albergo, benché carissimo e gestito rudemente dalla direttrice Trudy la brava (Trudy), era un indirizzo quasi obbligato per chi si recava in paese. Solo la piccola locanda a conduzione familiare di proprietà di Lucia Minnella (Minni) rimaneva aperta: don Pietrigo non aveva voluto scacciare la giovane dal paese perché era intenzionato a impiegarla nella sua attività al posto di Trudy.

Ben diverse erano le intenzioni di Lucia, che avrebbe voluto invece rilevare un albergo più grande in società con il cuoco Renzo Topoglino (Topolino). Questa operazione era particolarmente sgradita a don Pietrigo, sia perché avrebbe messo in crisi il suo monopolio nel settore alberghiero, sia perché il signorotto intendeva segretamente anche allacciare una relazione sentimentale con Lucia e la società di lei con Renzo, malgrado il riserbo dei due giovani nel mostrare i sentimenti reciproci, avrebbe facilmente potuto preludere a un matrimonio.

Don Pietrigo, sobillato dal cugino Attilio (Plottigat), decise di inviare i suoi scagnozzi in paese per minacciare il notaio don Pippondio (Pippo) affinché quest'ultimo non ratificasse il contratto d'acquisto di Renzo e Lucia. Il giorno dopo il notaio, tutt'altro che coraggioso e terrorizzato dalle minacce del nobile, rifiutò di portare a termine l'operazione adducendo pretesti di ogni tipo. Per merito della governante di lui (Clarabella), Renzo e Lucia vennero a sapere come stavano realmente le cose. Renzo decise di scrivere a una nota fattucchiera residente a Monza (Nocciola) in modo che un ritrovato magico ridesse a don Pippondio il coraggio necessario per fare il suo dovere. Nel frattempo, purtroppo, i bravi di don Pietrigo riuscirono a rapire Lucia e a portarla presso un conte complice (Macchia Nera), detto Innominabile perché noto iettatore.

II episodio Modifica

La fattucchiera di Monza ricevette la lettera di Renzo, e a questo punto la trama ospita un'ampia digressione sul passato della strega. Costei si chiamava Genoveffa e fin da piccola il mago suo padre e la strega sua madre la sottoposero a pressioni psicologiche perché lei continuasse l'attività della famiglia. Dopo una fuga dalla casa paterna e una disastrosa esperienza come attrice, Genoveffa si convinse che la magia era la sua strada e, chiesto perdono al padre, si fece un nome come la più abile fattucchiera di Monza. A questo punto riprende la vicenda principale.

Quando la strega arrivò a casa di don Pippondio si rese conto della difficoltà dell'impresa: infatti il pavido notaio era forse l'unico uomo del Seicento che non credeva alle streghe, il che rendeva quasi impossibile sottoporlo a un incantesimo. Genoveffa cercò di convincerlo facendo apparire dei buffi mostri, ma ottenne il solo effetto di terrorizzare Clarabella. Delusa, la fattucchiera lasciò il paese affidando comunque alla governante un'erba con proprietà magiche, che se fatta bere di nascosto a don Pippondio avrebbe potuto renderlo almeno temporaneamente coraggioso.

Nel frattempo i bravi di don Pietrigo cercarono, senza riuscirci, di sbarazzarsi di Renzo. Quest'ultimo cercò riparo in casa del notaio, che non seppe far altro che consegnargli una piccola somma e suggerirgli di fuggire a Milano a cercare aiuti più efficaci. Dopo aver bevuto la tisana, però, don Pippondio divenne improvvisamente sprezzante del pericolo e con modi bruschi e minacciosi riuscì a intimorire i bravi, facendo loro confessare che Lucia era stata rapita dell'Innominabile. Il notaio si recò la sera stessa al castello del nobile, intenzionato a fare giustizia. Però, una volta entrato, l'effetto della pozione magica svanì di colpo: Pippondio ebbe una crisi di panico al cospetto di Macchia Nera, che lo rinchiuse in un sotterraneo come aveva fatto con Lucia.

III episodio Modifica

Renzo Topoglino arrivò a Milano trovando la città in subbuglio: la piccola ma capricciosissima marchesina Esmeralda de Gomez, nipote del governatore e imparentata con i reali di Spagna, si trovava per un periodo a Milano e aveva obbligato tutti i cittadini a produrre e a smerciare solo dolci, l'unico cibo che a lei personalmente andava a genio. Molti milanesi, esasperati dalle manie di quella che avevano soprannominato "la peste", preferivano lasciare la città. Entrato a Milano, Topoglino fu scambiato per una spia e inseguito dalla popolazione esasperata, finché non trovò riparo nella carrozza del questore Baffettoni (Basettoni) e del suo vice Panetta (Manetta), che contribuirono a chiarire la situazione: il governatore stesso avrebbe lasciato andare più che volentieri la terribile nipotina, ma date le influenti parentele di lei non poteva contrariarla; in pratica la bambina stessa avrebbe dovuto decidere di andarsene di sua iniziativa.

D'accordo con il questore e il governatore, Renzo decise di utilizzare uno stratagemma: Baffettoni e Panetta si presentarono a Esmeralda con delle macchie disegnate in faccia, in modo da farle credere che a Milano ci fosse un'epidemia di una strana malattia; in seguito Renzo si presentò nei panni di un medico, e affermò che l'unica cura per i contagiati sarebbe stata una dieta a base di sole verdure. La marchesina, terrorizzata dall'idea di contrarre la malattia e quindi di dover rinunciare ai dolci, decise di lasciare la città lombarda presumibilmente per sempre.

Il questore, grato a Topoglino per la sua brillante idea, accettò di recarsi nel suo paesino per di don Pietrigo. Nel frattempo, però, al castello dell'Innominabile era avvenuto un fatto imprevisto: Lucia era riuscita a far comprendere al conte che la sua qualità di iettatore era legata alla sua malvagità, e a indurlo a comportarsi in maniera più retta e umana. Macchia Nera, non più Innominabile e pentito dei crimini fin allora commessi, riaccompagnò personalmente la ragazza e don Pippondio al paese.

Qui il questore si stava rassegnando a rilasciare don Pietrigo per mancanza di prove, quando il conte spiegò tutta la faccenda per filo e per segno. Macchia Nera fu condonato per la sua buona azione, mentre Pietrigo, Attilio e i bravi - non prima di aver fatto i conti con la temibile collera di Trudy la brava - furono condannati a lavorare per dieci anni nel nuovo albergo finalmente di proprietà di Renzo e Lucia.

La storia si chiude con don Pippondio inseguito da Clarabella, perdutamente innamoratasi di lui dopo averlo visto coraggioso e sicuro di sé: il notaio, dicendosi disposto perfino a credere alla magia pur di sbarazzarsi dell'importuna pretendente, invocava l'aiuto di Genoveffa, ma questa, dopo le umiliazioni subite in precedenza, appariva ben decisa a non accontentarlo facilmente...

Corrispondenze con i personaggiModifica

  • Don Rodrigo - Don Pietrigo
  • Renzo Tramaglino - Renzo Topoglino
  • Lucia Mondella - Lucia Minnella
  • Don Abbondio -Don Pippondio
  • Gertrude di Monza - Genoveffa "Nocciola" "Fattucchiera" di Monza
  • Perpetua - Clarabella "Perpetua"
  • Innominato - Innominabile Macchia Nera
  • Attilio - Attilio
  • Azzeccagarbugli - Baffettoni "Acchiappagarbugli"
  • Nessuno - Panetta
  • Nessuno -Trudy la brava

PubblicazioniModifica

La storia è stata edita otto volte in Italia:

  • Topolino 1769-1770-1771 (1989)
  • I Grandi Classici Disney 82 (1993)
  • Le grandi parodie (Disney) 32 - I Promessi Topi (1995)
  • Le parodie Disney (Gente) 1 - I promessi Topi (2002)
  • I Classici della Letteratura 1 - I promessi paperi (2006)
  • Pocket Love - L'amore in tasca 15 (2008)
  • I Classici della Letteratura (2a edizione) 15 - I promessi paperi (2013)
  • Capolavori della Letteratura 8 - I Promessi Paperi e altre storie ispirate a Alessandro Manzoni (2017)
  • Raccolta Topolino (libretto) 67

Inoltre è stata tradotta e pubblicata in Brasile, Colombia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia.