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I magnifici sette (meno quattro) Caballeros
Magnificisette

La copertina di Zio Paperone dell'esordio italiano e raffigurante una scena

Informazioni generali
Nome originale:The Magnificent Seven (Minus Four) Caballeros!
Codice Inducks:D 2004-032
Sceneggiatura:Don Rosa
Disegni:Don Rosa
Prima uscita:20 gennaio 2005
Prima uscita italiana:agosto 2005
La storia
Personaggi principali:


Numero pagine:34
Casa editrice:Egmont



I magnifici sette (meno quattro) Caballeros è una storia di Don Rosa del 2005, seguito de I Tre Caballeros cavalcano ancora: stavolta il trio si riunisce in Brasile, per una nuova avventura a caccia di tesori.

Trama Modifica

A Paperino stanno capitando ogni tipo di problemi: licenziato da Paperone e subito riassunto per continuare ad essere sfruttato, lasciato da Paperina che pretende lo stesso che la accompagni agli appuntamenti mondani e schernito da Gastone (che lo usa letteralmente come pezza da piedi), il tutto nella prima pagina, ha ormai perso completamente il sorriso.

Testimoni delle vicissitudini, i nipotini decidono di fare qualcosa per il depresso zio, e si ricordano della vicenda messicana, l'unica volta che Paperino aveva compagni che lo apprezzavano e vedevano come loro pari: così, con la scusa di una commissione per le Giovani Marmotte brasiliane, fanno sì che il marinaio si riunisca con José Carioca e Panchito Pistoles. La riunione galvanizza immediatamente i tre, che decidono di diventare garimpeiros, cioè cacciatori di diamanti, nel Mato Grosso. Comprate due cavalcature, o meglio, un lama salterino per José e un placido bue per Paperino (Panchito può ancora contare sul suo cavallo Señor Martinez), i tre si dedicano, con scarso successo, alla ricerca delle preziose pietre.

I guai arrivano quando Paperino, durante un'escursione nella foresta, viene catturato da degli indios, il cui capo, modernizzato e avido, si dedica al traffico di animali esotici e persone, e che rivela loro l'esistenza delle Miniere della Paura, la cui località però è un mistero anche per lui. Salvato dai suoi compagni e liberati gli animali prigionieri, Paperino riesce persino a guidare il trio, anche grazie ad un estratto del Manuale delle Giovani Marmotte relativo al Brasile che Qui, Quo e Qua gli avevano fornito, alle Miniere della Paura. Il trio riesce ad accedervi tramite un canale navigabile, ma esso sfocia in una cascata che inghiotte la loro zattera, imprigionandoli là, insieme ai tesori. Paradossalmente, la salvezza arriva loro sotto forma del capo indio, che li raggiunge, sottrae alcuni diamanti e li lascia là.

A quel punto, Paperino si ribella, lo abborda lanciandosi con una liana e comincia a picchiarlo, causando la perdita di controllo della sua canoa, che si dirige verso la cascata. José e Panchito, dal canto loro, non stanno con le mani in mano, domano un'enorme anaconda e all'ultimo secondo acchiappano il loro compare lasciando il trafficante (e purtroppo le gemme) al suo destino. Usciti dalle miniere cavalcando il serpente, i Tre Caballeros sono pronti ad affrontare anche il resto della tribù, che però è già stata sottomessa dalle loro cavalcature ed è ben lieta di non trafficare più in animali, lasciando loro il prezioso monile del loro capo.

Alla fine, tutto si risolve per il meglio: Panchito acquista un ranch con il ricavato del monile, José sfrutta la pubblicità della scoperta per il proprio successo come cantante e Paperino finalmente recupera il sorriso, così i Tre Caballeros concludono l'avventura come avevano concluso la precedente: cantando gioiosamente la loro canzone.

Analisi Modifica

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La tavola di incipit della storia

Don Rosa riprende il meccanismo usato nella precedente storia di decontestualizzare Paperino per dargli una nuova luce eroica, stavolta aiutato dai nipoti, che invece di simboleggiare una realtà denigratoria si fanno custodi di gloriosa memoria e scintilla principiante della vicenda. L'autore estremizza le povere condizioni di vita del protagonista per rendere più forte il contrasto e la gioia finale.

Molti degli elementi de I tre Caballeros cavalcano ancora vengono ripresi e trapiantati con nuova linfa: la caccia al tesoro, il locale antagonista avido, il riscatto finale e la sincera amicizia dei Tre.

Non solo la figura dei tradizionali perdenti viene ribaltata, ma anche la stessa sfortuna di Paperino si fa fortuna via via che la narrazione procede: il bue e il lama acquistati per errore, per esempio, si rivelano indispensabili, e anche l'essere rapito diventa un mezzo per apprendere di un grande tesoro. Il papero vestito alla marinara non viene visto solo come un compadre da José e Panchito, ma anche come un leader, al punto da renderli ingenuamente ciechi ai rischi che corre come gag ricorrente, confondendoli con prove di abilità e ardimento.

La decontestualizzazione aiuta anche a guardare con occhi nuovi, per l'esattezza quelli di Panchito e José, tutte le avventure, accennate a più riprese, che Paperino ha vissuto alla ricerca di tesori con i nipotini e lo zione, che per tutti sono solo miti e per lui sono ormai vita quotidiana; paradossalmente, i due credono che Paperino fosse il capo anche in tali imprese, mostrando come siano slegati dai pregiudizi della realtà di Paperopoli, al punto da far riflettere il loro amico su sé stesso.

Questo eroismo si estende persino alle loro cavalcature, che hanno un importante momento di gloria per conto loro e sono quindi trattati come veri e propri comprimari, rendendola quasi un'avventura a sei.

Come rafforzativo dello spirito di gruppo, Don Rosa adopera le comparse: infatti, ogniqualvolta i tre si lanciano in discorsi ispirati sull'avventura e intonano a squarciagola la loro canzone, i personaggi di corollario li fissano sgomenti, con la duplice funzione di contestualizzare i Tre Caballeros in un mondo che gira anche senza di loro e mostrare come il trio tenda a non curarsi dei problemi esterni finché saranno uniti.

Curiosità Modifica

  • Il titolo è un ovvio riferimento al famoso film western "I magnifici sette".
  • Nella storia è presente un'ennesima frecciatina di Don Rosa a Topolino, quando un capibara si posiziona in una maniera particolare vicino a della frutta e ne riproduce il costume, al punto da lasciare Paperino sgomento.
  • Ad un certo punto, Paperino pronuncia la frase "Ci faremo strada attraverso una parete di carne umana tirandoci dietro la canoa": la stessa cosa è stata pronunciata da suo zio in L'invasore di Forte Paperopoli.
  • La storia conclude una "trilogia di luoghi": nel film di debutto, i due amici si riunivano in America a casa di Paperino, in I Tre Caballeros cavalcano ancora si ritrovano in Messico, patria di Panchito, e questa storia è ambientata in Brasile, terra natia di José Carioca.
  • Per convincere il Gran Mogol a collaborare, Qui, Quo e Qua gli ricordano di come lo zio salvò il legno di Forte Paperopoli durante gli avvenimenti raccontati in Q.U.E.S.T.I.O.N.E.D.I.G.E.R.G.O..
  • Stavolta la tradizionale canzone non viene cantata integralmente, ma ripresa, seppur in larga parte, per celebrare il finale.

Edizioni italiane Modifica

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